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Aggiornato: 54 min 39 sec fa

Con la ministra Azzolina incontro interlocutorio, pronti a rilanciare la mobilitazione se non si attuano subito le intese

Mer, 22/01/2020 - 14:21
Si è svolto questa mattina al Ministero di viale Trastevere il primo incontro tra la neo ministra dell’istruzione, Lucia Azzolina, e i sindacati rappresentativi del comparto.
Si è trattato sostanzialmente di una prima presa di formale contatto, nel corso della quale le organizzazioni sindacali hanno comunque sollecitato la nuova titolare di viale Trastevere a riavviare con la massima urgenza il percorso di attuazione degli impegni concordati in sede di conciliazione fra sindacati e MIUR il 19 e 20 dicembre scorso.
Al riguardo la ministra Azzolina ha assicurato che a breve saranno avviati i tavoli tecnici e politici, pur facendo presente la necessità di una verifica politica con le forze di maggioranza su alcune delle questioni sul tappeto, in particolare per quanto riguarda le soluzioni da adottare a regime su reclutamento e abilitazioni.
Le organizzazioni sindacali attendono, dunque, a strettissimo giro la convocazione dei tavoli di confronto previsti dai verbali di conciliazione.
Se non ci saranno risposte sul merito delle questioni poste riprenderemo le iniziative di mobilitazione in precedenza sospese. Roma, 22 gennaio 2020 FLC CGIL Francesco Sinopoli
CISL FSUR Maddalena Gissi
UIL Scuola Rua Giuseppe Turi
SNALS Confsal Elvira Serafini
GILDA Unams Rino Di Meglio

Gissi su incontro di domani con Azzolina: priorità assoluta all’attuazione delle intese su reclutamento e abilitazioni

Mar, 21/01/2020 - 17:25
L’urgenza di alcune questioni che si stanno trascinando da troppo tempo impone di concentrare su di esse la massima attenzione fin dall’incontro di domani con la ministra Azzolina. È in gioco l’avvio del prossimo anno scolastico, se vogliamo che le emergenze comincino a trovare soluzione, e non si ripropongano invece in modo ancor più pesante, dobbiamo mettere mano da subito ad alcuni nodi rimasti in sospeso. Poi si potranno – e si dovranno - anche affrontare altre questioni, ma intanto si facciano subito passi in avanti concreti sulle decisioni già prese, a partire dall’attuazione di quanto prevedono i verbali di conciliazione del 19 e 20 dicembre.
Quale sia la prima emergenza da affrontare ce lo dicono i numeri del precariato di quest’anno: siamo a 185.000 supplenti, dei quali quasi metà (90.000) su posti di sostegno. Un vero record, ma non si può certo esserne orgogliosi. Da notare, poi, che ben 38.000 supplenze sono su posti vacanti, che potrebbero essere coperti con contratti a tempo indeterminato: un numero destinato quasi a raddoppiare l’anno prossimo, visto che oltre 33.000 docenti libereranno altrettante cattedre andando in pensione.
Da qui la necessità di sbloccare il più rapidamente possibile le procedure di reclutamento, frutto di intese che vanno onorate subito, senza perdere altro tempo. È vero che si tratta di soluzioni straordinarie e a carattere transitorio, quando sarebbe indispensabile definire un modello stabile di reclutamento per il quale la CISL Scuola ha messo a punto da tempo anche una sua proposta ben definita su cui confrontarsi anche in seguito: al momento le intese sottoscritte, anche se non pienamente rispondenti alla nostra idea di reclutamento, rappresentano un buon punto di mediazione fra posizioni diverse. Si proceda allora sul percorso indicato in quelle intese, sfruttando ogni possibilità di miglioramento in fase attuativa.
Poi potremo parlare di tutto il resto, i temi non sono certamente pochi e di poco rilievo, a partire da un rinnovo del contratto che non voglia configurarsi come “ordinaria amministrazione”: ma il primo segnale che ci attendiamo è quello del massimo impegno per chiudere rapidamente e positivamente le partite ancora aperte su reclutamento e abilitazioni. Ulteriori ritardi non farebbero che aggravare una situazione già molto problematica per la nostra scuola e che potrebbe diventare drammatica. Roma, 21 gennaio 2020 Maddalena Gissi, segretaria generale Federazione Scuola Università Ricerca CISL

Ci ha lasciati Nerina Antonini Ponti, già componente del CNPI per la CISL

Lun, 20/01/2020 - 18:10
È scomparsa improvvisamente a Perugia, nella mattinata di oggi 20 gennaio, Nerina Antonini Ponti, per anni dirigente molto attiva e impegnata della CISL Scuola, dei cui organismi statutari aveva fatto parte per molto tempo anche a livello nazionale, ricoprendo da ultimo, fino al 2005, la carica di segretaria generale della struttura regionale dell’Umbria. In precedenza era stata componente del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, nel quale era stata eletta fra i rappresentanti del personale docente di scuola dell’infanzia.
Ruoli importanti aveva svolto anche in ambito politico, quando aveva lasciato le cariche sindacali per ricoprire l’incarico di assessore della Provincia di Perugia.
La ricordiamo come grande esempio di competenza professionale e sensibilità sociale, oltre che per la generosità che ha contraddistinto in modo particolare il suo impegno nel nostro sindacato, condotto attivamente fino all’ultimo nella Federazione Pensionati della CISL.
In ogni occasione il contributo di idee e di esperienza portato da Nerina è stato particolarmente apprezzato, ci mancheranno la sua intelligenza e il suo sorriso, di cui serbiamo memoria affettuosa e grata, stringendoci in un abbraccio commosso e solidale ai suoi famigliari.

La scuola italiana non è classista ma non attiva più l’ascensore sociale

Dom, 19/01/2020 - 09:46
«La scuola non è più un ascensore sociale perché non riesce più a raggiungere i ragazzi svantaggiati. Troppe differenze, troppe origini diverse, troppa società disgregata intorno. E i prof alzano bandiera bianca». Anna Maria Ajello, presidente dell’Invalsi, non ha paura di guardare in faccia la realtà. E di raccontare, dati alla mano, quella che sembra, almeno in parte, la cronaca di una disfatta. Scuole che separano i ricchi dai poveri, istituti che segnalano sulla propria "carta d’identità" la presenza di disabili, immigrati o «figli di colf e badanti», o viceversa i plessi «alto borghesi». Ma soprattutto un divario, drammatico, di competenze, figlie di quella stessa distanza socioeconomica.
Professoressa Ajello, la scuola sta abbandonando i più fragili? I dati Ocse-Pisa 2018 dicono che sulle capacità di lettura, ad esempio, gli studenti "avvantaggiati" hanno 5 volte più probabilità di avere buoni voti rispetto ai compagni più poveri o meno seguiti.
«Questo è il quadro e non è confortante. Per la scuola pubblica italiana, che per tutto il ‘900 è stata un ascensore sociale formidabile, è una sconfitta. Ma dobbiamo tenere conto di due elementi. Il primo è che l’ascensore sociale si è fermato in tutto il Paese, perché il lavoro non c’è, o è sempre più precario. Il secondo è il numero di studenti svantaggiati che oggi sono entrati nella scuola. Con una complessità di situazioni che il nostro sistema d’istruzione, troppo uguale a se stesso, non riesce proprio a gestire».
Nel senso che fino a qualche decennio fa si iscrivevano alle scuole superiori, in particolare al liceo, pochi studenti svantaggiati?
«Sì, i numeri sono cresciuti, ma soprattutto sono aumentate le situazioni di disagio e di povertà educativa che si presentano in una classe. E la scuola, socialmente, ha perso autorevolezza. Con il risultato che a volte, per portare avanti tutti, si abbassa il livello generale, con danni che poi si vedono all’università. Però attenzione: l’incertezza del futuro, il senso di precarietà che anche noi adulti comunichiamo ai ragazzi, contribuisce al senso di demotivazione collettiva».
Come se studiare non fosse così fondamentale per crearsi un futuro. «Sappiamo che non è così, anzi la guerra sulle competenze è ormai feroce, il mondo del lavoro richiede specializzazioni sempre più alte. Ma il messaggio che passa è quello».
Più studenti svantaggiati al liceo, e prof in panne. Questo porta famiglie e dirigenti a creare classi differenziate per ceto? Una scuola segregazionista? «Francamente la scuola italiana è ancora una delle meno classiste in assoluto. E il ministero ha emanato circolari molto ferme contro le classi ghetto, fatte solo, ad esempio, di ragazzi di origine straniera. O al contrario, contro classi formate soltanto da figli di famiglie abbienti».
E allora perché accade? L’istituto di via Trionfale a Roma è un esempio.
«Perché le famiglie fanno pressione e i presidi si fanno condizionare».
Ma la differenza di competenze non deriva anche dal fatto che le scuole frequentate da un’utenza più "bassa" hanno meno fondi, meno opportunità?
«No, non è una questione di fondi. Il Sud negli anni ha avuto moltissimi finanziamenti, eppure, a parte alcuni casi, il Nord è più avanti nei risultati scolastici».
«Se si perde loro (i ragazzi più difficili) la scuola non è più scuola. È un ospedale che cura i sani e respinge i malati». Lo scriveva don Milani nel 1967. Stiamo respingendo i più deboli?
«Il rischio c’è se non si restituisce all’istruzione il posto che merita nella società. Con risorse, stipendi adeguati per i professori, autorevolezza, smettendola di fare riforme ogni sei mesi. Ritrovando, anche, il senso di missione sociale della scuola».

La lotta alla discriminazione non si fa con accuse immeritate e polemiche fuori misura

Ven, 17/01/2020 - 16:08
Si può senz’altro discutere sull’opportunità, e sull’effettiva utilità, di inserire nel Ptof, sia pure a fini meramente descrittivi, osservazioni riguardanti i diversi contesti sociali cui fanno riferimento i plessi di un’istituzione scolastica. Da qui a trarne lo spunto per leggervi da parte di una scuola e di chi la dirige intenti di discriminazione, segregazione e ghettizzazione ce ne corre, ed è francamente inquietante la foga con cui tante intelligenze più o meno vive della politica, della cultura e del giornalismo si sono affannate a decretare un “crucifige” che appare del tutto immotivato e immeritato se solo si ha la pazienza, e la voglia, di allargare lo sguardo oltre le poche righe incriminate. Quel testo, e il sito di quella scuola, possono dire senz’altro qualcosa di più, e sicuramente di ben diverso dalla realtà che si è voluto dipingere utilizzando categorie interpretative e dietrologie tipiche della “piazza virtuale”, a dimostrazione di quanto il sospetto e l’inquietudine stiano purtroppo diventando la cifra della nostra esistenza sociale.
Si vada a leggere, nel Rapporto di Autovalutazione (RAV) dell’IC Via Trionfale, la sezione opportunità, laddove è scritto che “la disomogeneità socioeconomica rappresenta uno stimolo alla personalizzazione dei percorsi” e inoltre che “la presenza di alunni di cittadinanza non italiana rappresenta una risorsa e un'occasione di crescita e di arricchimento sia individuale che di gruppo”. Poco importa, a quanto sembra, che la scuola dichiari di promuovere l'inclusione degli studenti con bisogni educativi speciali, di valorizzare le differenze culturali, di adeguare l'insegnamento ai bisogni formativi di ciascuno di tali allievi, attraverso l'utilizzo di strategie didattico-educative che favoriscano un apprendimento autentico. O che tra le priorità dell’azione didattica sia indicata “l’ulteriore riduzione della varianza degli esiti tra fasce di alunni verso il raggiungimento dei livelli alti per tutti”.
A suggerire un minimo di cautela in più nei giudizi potrebbe essere anche il curriculum vitae della dirigente scolastica – lo si trova pubblicato on line - persona certamente al di sopra di ogni sospetto per quanto riguarda eventuali simpatie verso comportamenti ghettizzanti o segreganti; tant’è vero che negli anni passati è stata addirittura accusata di eccessiva inclusione, in episodi di segno esattamente opposto a quelli che oggi investono la scuola da lei diretta.
Spiace che anche autorevoli commentatori, senza curarsi di acquisire qualche ulteriore elemento di conoscenza in più, abbiano preferito assecondare l’onda di riprovazione per presunte azioni discriminatorie operate dall’Istituto, finendo inevitabilmente per coinvolgere nelle loro accuse non solo una dirigente, ma lo stesso corpo docente e in definitiva un’intera comunità scolastica fatta oggetto di una censura dilagata e dilatata sui media e senz’altro immeritata. Tanto è vero che in difesa della scuola e del suo personale è intervenuto lo stesso consiglio di istituto, organismo che rappresenta tutte le componenti della comunità, compresi i genitori.
Spiace e sorprende, inoltre, che il lancio di strali abbia inspiegabilmente risparmiato quanti hanno pensato e voluto norme che impongono alle istituzioni scolastiche obblighi di pubblicazione di dati di ogni sorta “anche al fine di permettere una valutazione comparativa da parte degli studenti e delle famiglie” (legge 107/2015 art. 1 c. 17). Basti pensare che attualmente sul portale “Scuola in chiaro” sono pubblicati per ogni istituto persino i dati relativi ai risultati delle prove Invalsi classe per classe. Viene da chiedersi se il problema vero sia un presunto comportamento poco inclusivo delle scuole o non sia piuttosto l’assillo che viene loro imposto di ottemperare a obblighi di pubblicazione di dati e di compilazione delle voci contenute nelle varie piattaforme e App messe in campo dal Ministero, laddove servirebbe invece temperare l’urgenza di tali pubblicazioni, insistendo casomai sulle precauzioni necessarie nella comunicazione a utenti e stakeholder, onde prevenire il rischio di letture improprie o addirittura distorte, come avvenuto nel caso dell’IC Via Trionfale.
È infine davvero improprio, se non effetto di una cattiva coscienza, attribuire alla scuola la responsabilità per atteggiamenti di segregazione sociale che sono invece purtroppo presenti nella nostra società e risultano persino accentuati negli ultimi anni per tante ragioni, legate anche al nostro sistema di organizzazione economica (come tanti dati dimostrano); atteggiamenti contro i quali tutte le scuole, ogni giorno e molto spesso da sole, sono sempre e più d’ogni altro fortemente impegnate. Roma, 17 gennaio 2020 Maddalena Gissi
Segretaria generale CISL Scuola

Gestione contrattuale delle risorse per il bonus docenti, si apra subito un tavolo negoziale al Ministero dell'Istruzione

Mer, 15/01/2020 - 12:25
I segretari generali dei sindacati firmatari del CCNL hanno diffuso il seguente comunicato unitario.
Bonus docenti: con la legge di bilancio 2020 sono interamente ripristinate le prerogative sindacali. Alla luce della nuova normativa chiesto l’avvio di un tavolo negoziale nazionale al Ministero dell’Istruzione.
La legge di bilancio 2020 approvata di recente ha disposto che le risorse del cosiddetto “bonus docenti” (di cui alla L.107/15), già confluite nel fondo per il miglioramento dell'offerta formativa delle singole scuole per la valorizzazione del personale docente (a seguito del CCNL 2018), siano utilizzate “dalla contrattazione integrativa in favore del personale scolastico senza ulteriore vincolo di destinazione” (Art. 1 comma 249 della legge n. 160 del 27.12.2019).
Ciò determina un nuovo contesto normativo per quanto riguarda vincoli e opportunità di cui tenere conto soprattutto nell’ambito della contrattazione d’istituto.
FLC Cgil, CISL FSUR, UIL Scuola RUA, SNALS Confsal e GILDA Unams ritengono, pertanto, ineludibile, la convocazione di un tavolo negoziale presso il Ministero dell’Istruzione – per cui è già stata avanzata richiesta - per definire le implicazioni che le nuove norme nell’immediato comportano. Ciò al fine di dare indicazioni coordinate alle istituzioni scolastiche per una corretta gestione di disposizioni che intervengono ad anno scolastico avviato, con particolare attenzione alle contrattazioni che in molti casi non sono ancora concluse, ferma restando l’autonomia di decisione delle parti negoziali (RSU e DS), anche nel valutare l’opportunità di un’eventuale riapertura del tavolo negoziale per eventuali integrazioni laddove ritenuto necessario.
Per le Organizzazioni Sindacali rimane in ogni caso confermato l’obiettivo di destinare, in sede di rinnovo contrattuale nazionale, le risorse dell’ex “bonus” per incrementare il salario fondamentale del personale. Roma, 16 gennaio 2020 FLC CGIL Francesco Sinopoli
CISL FSUR Maddalena Gissi
UIL Scuola RUA Giuseppe Turi
SNALS Confsal Elvira Serafini
GILDA Unams Rino Di Meglio -------------- Sulle novità che la legge di bilancio per il 2020 (legge 30 dicembre 2019, n. 160) ha introdotto riguardo alla gestione delle risorse finalizzate al bonus per la valorizzazione del merito del personale docente, l'Ufficio Sindacale della CISL Scuola ha redatto una breve scheda illustrativa, che propone un excursus sull'evoluzione normativa in materia, a partire dalla legge 107/2015 e prendendo in esame i successivi interventi avvenuti con il CCNL 2016/18, col CCNI del 2018 sulla gestione delle risorse FMOF e col decreto legge 126/2019, convertito dalla legge 159/2019.
Per quanto riguarda le ricadute derivanti dall'attuazione della legge 160/2019, la scheda prende in esame le diverse situazioni che possono determinarsi in relazione allo stato di avanzamento dei contratti d'istituto per l'anno scolastico in corso, tenuto conto della periodicità annuale delle contrattazioni in materia di risorse FMOF e fermo restando che "è nella facoltà delle parti condividere l'eventuale sottoscrizione di una modifica ovvero un aggiornamento della contrattazione".

Gestione contrattuale delle risorse per il bonus docenti, si apra subito un tavolo negoziale al Ministero dell'Istruzione

Mer, 15/01/2020 - 12:25
I segretari generali dei sindacati firmatari del CCNL hanno diffuso il seguente comunicato unitario.
Bonus docenti: con la legge di bilancio 2020 sono interamente ripristinate le prerogative sindacali. Alla luce della nuova normativa chiesto l’avvio di un tavolo negoziale nazionale al Ministero dell’Istruzione.
La legge di bilancio 2020 approvata di recente ha disposto che le risorse del cosiddetto “bonus docenti” (di cui alla L.107/15), già confluite nel fondo per il miglioramento dell'offerta formativa delle singole scuole per la valorizzazione del personale docente (a seguito del CCNL 2018), siano utilizzate “dalla contrattazione integrativa in favore del personale scolastico senza ulteriore vincolo di destinazione” (Art. 1 comma 249 della legge n. 160 del 27.12.2019).
Ciò determina un nuovo contesto normativo per quanto riguarda vincoli e opportunità di cui tenere conto soprattutto nell’ambito della contrattazione d’istituto.
FLC Cgil, CISL FSUR, UIL Scuola RUA, SNALS Confsal e GILDA Unams ritengono, pertanto, ineludibile, la convocazione di un tavolo negoziale presso il Ministero dell’Istruzione – per cui è già stata avanzata richiesta - per definire le implicazioni che le nuove norme nell’immediato comportano. Ciò al fine di dare indicazioni coordinate alle istituzioni scolastiche per una corretta gestione di disposizioni che intervengono ad anno scolastico avviato, con particolare attenzione alle contrattazioni che in molti casi non sono ancora concluse, ferma restando l’autonomia di decisione delle parti negoziali (RSU e DS), anche nel valutare l’opportunità di un’eventuale riapertura del tavolo negoziale per eventuali integrazioni laddove ritenuto necessario.
Per le Organizzazioni Sindacali rimane in ogni caso confermato l’obiettivo di destinare, in sede di rinnovo contrattuale nazionale, le risorse dell’ex “bonus” per incrementare il salario fondamentale del personale. Roma, 16 gennaio 2020 FLC CGIL Francesco Sinopoli
CISL FSUR Maddalena Gissi
UIL Scuola RUA Giuseppe Turi
SNALS Confsal Elvira Serafini
GILDA Unams Rino Di Meglio -------------- Sulle novità che la legge di bilancio per il 2020 (legge 30 dicembre 2019, n. 160) ha introdotto riguardo alla gestione delle risorse finalizzate al bonus per la valorizzazione del merito del personale docente, l'Ufficio Sindacale della CISL Scuola ha redatto una breve scheda illustrativa, che propone un excursus sull'evoluzione normativa in materia, a partire dalla legge 107/2015 e prendendo in esame i successivi interventi avvenuti con il CCNL 2016/18, col CCNI del 2018 sulla gestione delle risorse FMOF e col decreto legge 126/2019, convertito dalla legge 159/2019.
Per quanto riguarda le ricadute derivanti dall'attuazione della legge 160/2019, la scheda prende in esame le diverse situazioni che possono determinarsi in relazione allo stato di avanzamento dei contratti d'istituto per l'anno scolastico in corso, tenuto conto della periodicità annuale delle contrattazioni in materia di risorse FMOF e fermo restando che "è nella facoltà delle parti condividere l'eventuale sottoscrizione di una modifica ovvero un aggiornamento della contrattazione".

Dei diritti e delle pene

Lun, 13/01/2020 - 17:49
Davvero il carcere, previsto dal diritto penale, è compatibile con il principio di umanità? Forse è ora di trovare soluzioni alternative. Si è appena concluso un anno che ha visto approfondirsi, come mai in passato, il solco tra le scelte della politica e quelle delle istituzioni di garanzia su una materia, quale quella penale, che proprio perché incide su questioni estremamente sensibili (la libertà e la sicurezza), dovrebbe invece sottrarsi da ogni possibile uso di parte.
Da un lato, infatti, posizioni lungimiranti sono state assunte tanto dalla Corte costituzionale quanto dal Presidente della Repubblica, che nel promulgare la legge di conversione del decreto sicurezza-bis ha richiamato il Parlamento al rispetto del principio di proporzionalità in materia penale.
Per altro verso, la maggioranza di governo del Conte 1, ha utilizzato il penale per fini propagandistici, con una riforma della legittima difesa che sovverte la gerarchia dei valori costituzionali, una disciplina della prescrizione che sancisce un processo-ergastolo ("fine processo mai") e l'introduzione di ulteriori fattispecie di reato o inasprimenti di pena (come documenta benissimo il saggio di Stefano Anastasia "L'uso populista del diritto e della giustizia penale", pubblicato in Ragion pratica, n. 1/2019).
Quel divario tra gran parte della classe politica e istituzioni di garanzia non è, d'altra parte, nuovo: basti pensare a quanto poco seguito abbia incontrato l'allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, quando, nel 2013 ha qualificato come "imperativo morale" la risoluzione della questione penitenziaria, ritenendo le condizioni delle carceri non giustificabili neppure "in nome della sicurezza, che ne viene più insidiata che garantita".
Del resto, negli ultimi anni, la Corte costituzionale (a proposito del numero "chiuso" nelle carceri) e la Corte europea dei diritti umani, hanno rilevato come una realtà che priva i detenuti anche solo dello "spazio vitale" minimo, impedisce quel percorso rieducativo che, solo, giustifica la pena.
Il carcere si conferma così strutturalmente incapace di produrre reinserimento sociale del detenuto, adesione ai principi della convivenza civile e, quindi, di garantire la sicurezza collettiva limitando la recidiva (assai più alta tra chi sconta la pena in carcere rispetto a chi usufruisce di alternative).
Il diritto penale, esteso a dismisura nel nostro ordinamento (vedi l'importante libro di Filippo Sgubbi, "Il diritto penale totale", edito dal Mulino) è così diventato, da Magna Charta del reo, risorsa politica straordinaria, alimentando quell'ipertrofia sanzionatoria di cui il sovraffollamento penitenziario è una delle implicazioni forse più tragiche.
Fin quando si caricherà il diritto penale di aspettative che non gli sono proprie, ne deriverà fatalmente una lacerazione insanabile tra giustizia attesa e giustizia amministrata, tale da rovesciare la simmetria dei rapporti sui quali si regge la democrazia: quella tra autorità e individuo, libertà e sicurezza, colpa e perdono. Sulle distorsioni prodotte da un sistema penale così caricato di aspettative quasi escatologiche si interroga Umberto Curi nel suo "Il colore dell'inferno", (Bollati Boringhieri, 2019).
Il libro, che riprende nel titolo una frase di Simone Weil, ripercorre anche storicamente le intrinseche contraddizioni di un diritto che deve distinguersi dalla vendetta per interromperne il ciclo e superare l'ordalia, ma che finisce poi tragicamente per simularne i paradossi. Il risultato è, per una singolare eterogenesi dei fini, un prodotto inutile tanto per il reo quanto per la vittima.
E sul confine che separa il diritto (penale in particolare) dalla violenza si interroga Eligio Resta, che in "La violenza (e i suoi inganni)", Sossella editore, 2019, mette a nudo tutta l'ambivalenza di un diritto costretto a infliggere male per riparare il male commesso.
Il diritto penale si rivela, così, un pericolosissimo, ma ineludibile pharmakon, espresso dall'idea di Walter Benjamin di un giudice che non condanna per la colpa ma "infligge ciecamente destino", colpendo tuttavia non l'uomo, ma "la nuda vita in lui".
E se di quest'arma così ambivalente non riusciamo a fare a meno, per distinguersi dalla violenza essa dovrà, nota Resta, valorizzare la sua funzione di limite del potere e il suo fondamento etico, rischiando altrimenti un convenzionalismo al servizio dei più forti, espresso dalle parole di Goethe: "Voi fate diventare il povero colpevole".
Qui riecheggiano le parole di uno scritto giovanile di Aldo Moro (che riprende Gustav Radbruch): "abbiamo bisogno non tanto di un diritto penale migliore, ma di qualcosa di meglio del diritto penale".
In virtù di un'associazione che può apparire spericolata, penso si possa rintracciare un filo comune tra quell'affermazione di Moro e quanto ha recentemente ribadito papa Francesco a proposito dell'impotenza del diritto penale a realizzare una qualche utilità sociale. Non è, insomma, attraverso la pena pubblica che si possono risolvere le tensioni all'interno della comunità.
Ma dove tracciare il limite, oltrepassato il quale il diritto penale diviene violenza perché incompatibile con quel principio di umanità che, solo, lo giustifica? Le Corti hanno più volte sottolineato come nessuna pena possa prescindere da alcune minime garanzie indispensabili per consentire al detenuto di portare con sé quel "bagaglio degli inviolabili diritti dell'uomo" che neppure il carcere può negare.
Se la detenzione è essenzialmente spoliazione (di libertà, di affetti, di relazioni, di possibilità), essa non può infatti degenerare in un processo di reificazione, contrario a quella tensione rieducativa che rifiuta ogni visione deterministica, in favore di un'irrinunciabile scommessa razionale sull'uomo. Al contrario, risulta costituzionalmente imposta la residualità del carcere, ammissibile solo laddove ogni altra misura risulti inadeguata.
Ed è forse anche il caso di chiedersi, come fa Curi, se non sia strutturalmente incompatibile con la finalità rieducativa una misura, come il carcere, che si svolge deresponsabilizzando il condannato, separandolo da quel contesto sociale in cui dovrebbe reinserirsi e degradando quella soggettività che dovrebbe evolvere, tanto da condividere principi opposti rispetto a quelli sottesi al reato.
La reclusione in luoghi separati dal resto del mondo, oltre che sottratti a ogni tipo di tutela e controllo esterno non è, forse, l'esatto opposto della risocializzazione? Non solo: così come appare oggi, come un contenitore della marginalità sociale e del disagio psichico, il carcere non garantisce nessuno.
Le vittime restano sempre più sullo sfondo (dal processo all'esecuzione); la sicurezza collettiva non ne trae vantaggio; il condannato, quand'anche in quello stato di degrado non acuisca la sua irresponsabilità, ne esce incapace di intraprendere un sia pur minimo percorso di reinserimento sociale. Per questo il carcere va sostituito, investendo soprattutto - come propone Umberto Curi - su forme di giustizia riparativa, che responsabilizzino il condannato consentendogli di rimediare alle conseguenze del reato, così soddisfacendo anche le esigenze della vittima. Insomma "qualcosa di meglio del diritto penale".

Dei diritti e delle pene

Lun, 13/01/2020 - 17:49
Davvero il carcere, previsto dal diritto penale, è compatibile con il principio di umanità? Forse è ora di trovare soluzioni alternative. Si è appena concluso un anno che ha visto approfondirsi, come mai in passato, il solco tra le scelte della politica e quelle delle istituzioni di garanzia su una materia, quale quella penale, che proprio perché incide su questioni estremamente sensibili (la libertà e la sicurezza), dovrebbe invece sottrarsi da ogni possibile uso di parte.
Da un lato, infatti, posizioni lungimiranti sono state assunte tanto dalla Corte costituzionale quanto dal Presidente della Repubblica, che nel promulgare la legge di conversione del decreto sicurezza-bis ha richiamato il Parlamento al rispetto del principio di proporzionalità in materia penale.
Per altro verso, la maggioranza di governo del Conte 1, ha utilizzato il penale per fini propagandistici, con una riforma della legittima difesa che sovverte la gerarchia dei valori costituzionali, una disciplina della prescrizione che sancisce un processo-ergastolo ("fine processo mai") e l'introduzione di ulteriori fattispecie di reato o inasprimenti di pena (come documenta benissimo il saggio di Stefano Anastasia "L'uso populista del diritto e della giustizia penale", pubblicato in Ragion pratica, n. 1/2019).
Quel divario tra gran parte della classe politica e istituzioni di garanzia non è, d'altra parte, nuovo: basti pensare a quanto poco seguito abbia incontrato l'allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, quando, nel 2013 ha qualificato come "imperativo morale" la risoluzione della questione penitenziaria, ritenendo le condizioni delle carceri non giustificabili neppure "in nome della sicurezza, che ne viene più insidiata che garantita".
Del resto, negli ultimi anni, la Corte costituzionale (a proposito del numero "chiuso" nelle carceri) e la Corte europea dei diritti umani, hanno rilevato come una realtà che priva i detenuti anche solo dello "spazio vitale" minimo, impedisce quel percorso rieducativo che, solo, giustifica la pena.
Il carcere si conferma così strutturalmente incapace di produrre reinserimento sociale del detenuto, adesione ai principi della convivenza civile e, quindi, di garantire la sicurezza collettiva limitando la recidiva (assai più alta tra chi sconta la pena in carcere rispetto a chi usufruisce di alternative).
Il diritto penale, esteso a dismisura nel nostro ordinamento (vedi l'importante libro di Filippo Sgubbi, "Il diritto penale totale", edito dal Mulino) è così diventato, da Magna Charta del reo, risorsa politica straordinaria, alimentando quell'ipertrofia sanzionatoria di cui il sovraffollamento penitenziario è una delle implicazioni forse più tragiche.
Fin quando si caricherà il diritto penale di aspettative che non gli sono proprie, ne deriverà fatalmente una lacerazione insanabile tra giustizia attesa e giustizia amministrata, tale da rovesciare la simmetria dei rapporti sui quali si regge la democrazia: quella tra autorità e individuo, libertà e sicurezza, colpa e perdono. Sulle distorsioni prodotte da un sistema penale così caricato di aspettative quasi escatologiche si interroga Umberto Curi nel suo "Il colore dell'inferno", (Bollati Boringhieri, 2019).
Il libro, che riprende nel titolo una frase di Simone Weil, ripercorre anche storicamente le intrinseche contraddizioni di un diritto che deve distinguersi dalla vendetta per interromperne il ciclo e superare l'ordalia, ma che finisce poi tragicamente per simularne i paradossi. Il risultato è, per una singolare eterogenesi dei fini, un prodotto inutile tanto per il reo quanto per la vittima.
E sul confine che separa il diritto (penale in particolare) dalla violenza si interroga Eligio Resta, che in "La violenza (e i suoi inganni)", Sossella editore, 2019, mette a nudo tutta l'ambivalenza di un diritto costretto a infliggere male per riparare il male commesso.
Il diritto penale si rivela, così, un pericolosissimo, ma ineludibile pharmakon, espresso dall'idea di Walter Benjamin di un giudice che non condanna per la colpa ma "infligge ciecamente destino", colpendo tuttavia non l'uomo, ma "la nuda vita in lui".
E se di quest'arma così ambivalente non riusciamo a fare a meno, per distinguersi dalla violenza essa dovrà, nota Resta, valorizzare la sua funzione di limite del potere e il suo fondamento etico, rischiando altrimenti un convenzionalismo al servizio dei più forti, espresso dalle parole di Goethe: "Voi fate diventare il povero colpevole".
Qui riecheggiano le parole di uno scritto giovanile di Aldo Moro (che riprende Gustav Radbruch): "abbiamo bisogno non tanto di un diritto penale migliore, ma di qualcosa di meglio del diritto penale".
In virtù di un'associazione che può apparire spericolata, penso si possa rintracciare un filo comune tra quell'affermazione di Moro e quanto ha recentemente ribadito papa Francesco a proposito dell'impotenza del diritto penale a realizzare una qualche utilità sociale. Non è, insomma, attraverso la pena pubblica che si possono risolvere le tensioni all'interno della comunità.
Ma dove tracciare il limite, oltrepassato il quale il diritto penale diviene violenza perché incompatibile con quel principio di umanità che, solo, lo giustifica? Le Corti hanno più volte sottolineato come nessuna pena possa prescindere da alcune minime garanzie indispensabili per consentire al detenuto di portare con sé quel "bagaglio degli inviolabili diritti dell'uomo" che neppure il carcere può negare.
Se la detenzione è essenzialmente spoliazione (di libertà, di affetti, di relazioni, di possibilità), essa non può infatti degenerare in un processo di reificazione, contrario a quella tensione rieducativa che rifiuta ogni visione deterministica, in favore di un'irrinunciabile scommessa razionale sull'uomo. Al contrario, risulta costituzionalmente imposta la residualità del carcere, ammissibile solo laddove ogni altra misura risulti inadeguata.
Ed è forse anche il caso di chiedersi, come fa Curi, se non sia strutturalmente incompatibile con la finalità rieducativa una misura, come il carcere, che si svolge deresponsabilizzando il condannato, separandolo da quel contesto sociale in cui dovrebbe reinserirsi e degradando quella soggettività che dovrebbe evolvere, tanto da condividere principi opposti rispetto a quelli sottesi al reato.
La reclusione in luoghi separati dal resto del mondo, oltre che sottratti a ogni tipo di tutela e controllo esterno non è, forse, l'esatto opposto della risocializzazione? Non solo: così come appare oggi, come un contenitore della marginalità sociale e del disagio psichico, il carcere non garantisce nessuno.
Le vittime restano sempre più sullo sfondo (dal processo all'esecuzione); la sicurezza collettiva non ne trae vantaggio; il condannato, quand'anche in quello stato di degrado non acuisca la sua irresponsabilità, ne esce incapace di intraprendere un sia pur minimo percorso di reinserimento sociale. Per questo il carcere va sostituito, investendo soprattutto - come propone Umberto Curi - su forme di giustizia riparativa, che responsabilizzino il condannato consentendogli di rimediare alle conseguenze del reato, così soddisfacendo anche le esigenze della vittima. Insomma "qualcosa di meglio del diritto penale".

Scuole di Napoli senza collaboratori, non si può restare inerti. Dichiarazione di Maddalena Gissi

Lun, 13/01/2020 - 15:29
Quando ci si trova di fronte a situazioni come quella delle scuole di Napoli, dove non si riesce a far fronte alle pulizie e ai servizi mensa, l’unica cosa che non si può fare è rimanere senza far nulla. A situazioni eccezionali si risponde, se necessario, con misure eccezionali”. Lo afferma la segretaria generale CISL Scuola, Maddalena Gissi, commentando l’emergenza in atto in tanti istituti della provincia di Napoli privi di personale collaboratore scolastico a causa del protrarsi delle procedure di assunzione del personale ex LSU; personale la cui disponibilità è venuta nel frattempo meno, perché le ditte da cui dipende non hanno rinnovato i contratti di servizio con le singole istituzioni scolastiche. Risultato, le scuole non possono coprire con regolarità i servizi di pulizia e di mensa, trovandosi a operare con organici ridotti, una riduzione legata proprio al fatto che si avvalevano di quei servizi esterni che ora non vengono più forniti.
A nulla sono valse finora le proteste delle scuole e dei sindacati, che vedono da un lato lavoratori privi di stipendio e dall’altro l’impossibilità di garantire condizioni minimali di igiene nelle scuole. Le organizzazioni sindacali, considerato che le lezioni sono riprese ormai da una settimana e che in recenti incontri al Ministero del Lavoro non sono state individuate soluzioni, hanno deciso di rivolgersi ai prefetti, segnalando la gravità della situazione, configurabile come vera e propria emergenza, con importanti risvolti sociali, alla quale occorre rispondere con provvedimenti straordinari e tempestivi. “Si coprano le esigenze con la nomina di supplenti temporanei – sostiene Maddalena Gissi - Se si ritiene che non sia possibile, allora si adottino altre soluzioni ma si faccia qualcosa, perché gli alunni hanno il sacrosanto diritto di studiare in ambienti puliti, così come di poter fruire del tempo scuola senza decurtazioni indotte dall’impossibilità di accedere al servizio di mensa. Non è pensabile che lo Stato rimanga inerte quando rischia di venir meno un servizio pubblico di fondamentale importanza, specie in aree dove non mancano certo le criticità di ordine sociale. Lo ripeto, l’unica cosa che non si può fare è non fare niente. Sarebbe inspiegabile e intollerabile”. Roma, 13 gennaio 2020 UFFICIO STAMPA CISL SCUOLA

Scuole di Napoli senza collaboratori, non si può restare inerti. Dichiarazione di Maddalena Gissi

Lun, 13/01/2020 - 15:29
Quando ci si trova di fronte a situazioni come quella delle scuole di Napoli, dove non si riesce a far fronte alle pulizie e ai servizi mensa, l’unica cosa che non si può fare e rimanere senza far nulla. A situazioni eccezionali si risponde, se necessario, con misure eccezionali”. Lo afferma la segretaria generale CISL Scuola, Maddalena Gissi, commentando l’emergenza in atto in tanti istituti della provincia di Napoli privi di personale collaboratore scolastico a causa del protrarsi delle procedure di assunzione del personale ex LSU; personale la cui disponibilità è venuta nel frattempo meno, perché le ditte da cui dipende non hanno rinnovato i contratti di servizio con le singole istituzioni scolastiche. Risultato, le scuole non possono coprire con regolarità i servizi di pulizia e di mensa, trovandosi a operare con organici ridotti, una riduzione legata proprio al fatto che si avvalevano di quei servizi esterni che ora non vengono più forniti.
A nulla sono valse finora le proteste delle scuole e dei sindacati, che vedono da un lato lavoratori privi di stipendio e dall’altro l’impossibilità di garantire condizioni minimali di igiene nelle scuole. Le organizzazioni sindacali, considerato che le lezioni sono riprese ormai da una settimana e che in recenti incontri al Ministero del Lavoro non sono state individuate soluzioni, hanno deciso di rivolgersi ai prefetti, segnalando la gravità della situazione, configurabile come vera e propria emergenza, con importanti risvolti sociali, alla quale occorre rispondere con provvedimenti straordinari e tempestivi. “Si coprano le esigenze con la nomina di supplenti temporanei – sostiene Maddalena Gissi - Se si ritiene che non sia possibile, allora si adottino altre soluzioni ma si faccia qualcosa, perché gli alunni hanno il sacrosanto diritto di studiare in ambienti puliti, così come di poter fruire del tempo scuola senza decurtazioni indotte dall’impossibilità di accedere al servizio di mensa. Non è pensabile che lo Stato rimanga inerte quando rischia di venir meno un servizio pubblico di fondamentale importanza, specie in aree dove non mancano certo le criticità di ordine sociale. Lo ripeto, l’unica cosa che non si può fare è non fare niente. Sarebbe inspiegabile e intollerabile”. Roma, 13 gennaio 2020 UFFICIO STAMPA CISL SCUOLA

L'indirizzo di augurio inviato all'on. Lucia Azzolina, neo ministra dell’istruzione, da Maddalena Gissi

Ven, 10/01/2020 - 18:52
On. Azzolina, desidero esprimerLe, a nome mio personale e dell’organizzazione che ho l’onore di rappresentare, le più vive felicitazioni per l’incarico ricevuto, insieme agli auguri di un proficuo lavoro. Per la diretta provenienza dal mondo della scuola, e per l’esperienza fin qui maturata nel precedente incarico, Lei conosce bene le tante emergenze di un settore di rilevanza cruciale ai fini di una piena attuazione dei diritti di cittadinanza, della promozione di un’identità culturale che rafforzi la coesione del Paese, di una sempre più indispensabile valorizzazione delle sue intelligenze. Sono tutte ragioni che rendono necessario e urgente assumere istruzione e formazione come terreno di forte investimento, da cui far discendere anche un più adeguato riconoscimento economico e normativo delle professionalità operanti nel settore a Lei affidato. Al perseguimento di questo obiettivo, che orienta da sempre l’azione della CISL, contribuisce anche lo sviluppo di positive relazioni sindacali, nel quadro di un più generale riconoscimento dell’importanza e del valore del dialogo sociale; per questo ci tengo in modo particolare ad assicurarLe la continuità d’impegno della mia organizzazione ad una presenza attiva, responsabile e leale in ogni sede di confronto. Tutto ciò a partire dalla ripresa, che mi auguro possa avvenire immediatamente, dei percorsi attuativi delle intese richiamate da ultimo nei verbali di conciliazione fra sindacati e MIUR del 19 e 20 dicembre scorso, da cui dipende in buon parte anche un sereno e positivo avvio del prossimo anno scolastico.  Auguri di buon lavoro! Roma, 10 gennaio 2020 Maddalena Gissi, segretaria generale della Federazione CISL Scuola, Università e Ricerca

L'indirizzo di augurio inviato all'on. Lucia Azzolina, neo ministra dell’istruzione, da Maddalena Gissi, segretaria generale della Federazione CISL Scuola, Università e Ricerca

Ven, 10/01/2020 - 18:52
On. Azzolina, desidero esprimerLe, a nome mio personale e dell’organizzazione che ho l’onore di rappresentare, le più vive felicitazioni per l’incarico ricevuto, insieme agli auguri di un proficuo lavoro. Per la diretta provenienza dal mondo della scuola, e per l’esperienza fin qui maturata nel precedente incarico, Lei conosce bene le tante emergenze di un settore di rilevanza cruciale ai fini di una piena attuazione dei diritti di cittadinanza, della promozione di un’identità culturale che rafforzi la coesione del Paese, di una sempre più indispensabile valorizzazione delle sue intelligenze. Sono tutte ragioni che rendono necessario e urgente assumere istruzione e formazione come terreno di forte investimento, da cui far discendere anche un più adeguato riconoscimento economico e normativo delle professionalità operanti nel settore a Lei affidato. Al perseguimento di questo obiettivo, che orienta da sempre l’azione della CISL, contribuisce anche lo sviluppo di positive relazioni sindacali, nel quadro di un più generale riconoscimento dell’importanza e del valore del dialogo sociale; per questo ci tengo in modo particolare ad assicurarLe la continuità d’impegno della mia organizzazione ad una presenza attiva, responsabile e leale in ogni sede di confronto. Tutto ciò a partire dalla ripresa, che mi auguro possa avvenire immediatamente, dei percorsi attuativi delle intese richiamate da ultimo nei verbali di conciliazione fra sindacati e MIUR del 19 e 20 dicembre scorso, da cui dipende in buon parte anche un sereno e positivo avvio del prossimo anno scolastico.  Auguri di buon lavoro! Roma, 10 gennaio 2020 Maddalena Gissi, segretaria generale della Federazione CISL Scuola, Università e Ricerca

L'indirizzo di augurio inviato al prof. Gaetano Manfredi, neo ministro dell’università e della ricerca, da Maddalena Gissi

Ven, 10/01/2020 - 18:46
Prof. Manfredi, nell’esprimerLe, a nome mio personale e dell’organizzazione che ho l’onore di rappresentare, le più vive felicitazioni per il prestigioso incarico assunto, Le rivolgo il più sincero augurio di buon lavoro, avendo ben chiara l’importanza del settore che Le è affidato e la necessità, richiamata fra le ragioni che hanno indotto alla ricostituzione di uno specifico dicastero, di un rilancio forte di attenzione e impegno perché sia riconosciuta alle politiche riguardanti Università e Ricerca una dovuta centralità. Lo esigono le condizioni di preoccupante difficoltà segnalate ancora una volta anche da recenti indagini e confronti internazionali. Attenzione e impegno che devono diventare anche premessa a un più adeguato riconoscimento economico e normativo delle professionalità operanti nei settori a Lei assegnati. Forti di una visione delle relazioni sindacali che assume il dialogo sociale come fattore orientato alla promozione del bene comune e del “buon governo”, Le assicuriamo come CISL la piena disponibilità a garantire una presenza attiva, responsabile e leale in ogni sede di confronto. Con l’auspicio di poterLa a tal fine incontrare quanto prima anche personalmente, Le rinnovo a nome della Federazione CISL Scuola, Università e Ricerca i migliori auguri di buon lavoro. Roma, 10 gennaio 2020 Maddalena Gissi, segretaria generale della Federazione CISL Scuola, Università e Ricerca

L'indirizzo di augurio inviato al prof. Gaetano Manfredi, neo ministro dell’università e della ricerca, da Maddalena Gissi, segretaria generale della Federazione CISL Scuola, Università e Ricerca

Ven, 10/01/2020 - 18:46
Prof. Manfredi, nell’esprimerLe, a nome mio personale e dell’organizzazione che ho l’onore di rappresentare, le più vive felicitazioni per il prestigioso incarico assunto, Le rivolgo il più sincero augurio di buon lavoro, avendo ben chiara l’importanza del settore che Le è affidato e la necessità, richiamata fra le ragioni che hanno indotto alla ricostituzione di uno specifico dicastero, di un rilancio forte di attenzione e impegno perché sia riconosciuta alle politiche riguardanti a Università e Ricerca una dovuta centralità. Lo esigono le condizioni di preoccupante difficoltà segnalate ancora una volta anche da recenti indagini e confronti internazionali. Attenzione e impegno che devono diventare anche premessa a un più adeguato riconoscimento economico e normativo delle professionalità operanti nei settori a Lei assegnati. Forti di una visione delle relazioni sindacali che assume il dialogo sociale come fattore orientato alla promozione del bene comune e del “buon governo”, Le assicuriamo come CISL la piena disponibilità a garantire una presenza attiva, responsabile e leale in ogni sede di confronto. Con l’auspicio di poterLa a tal fine incontrare quanto prima anche personalmente, Le rinnovo a nome della Federazione CISL Scuola, Università e Ricerca i migliori auguri di buon lavoro. Roma, 10 gennaio 2020 Maddalena Gissi, segretaria generale della Federazione CISL Scuola, Università e Ricerca

In piazza con don Ciotti il 10 gennaio alla manifestazione “Foggia Libera Foggia”

Gio, 09/01/2020 - 16:09
La scuola non può non esserci quando si vuole affermare il valore di una civile convivenza che ha come base fondamentale anche il rispetto della legalità. Dico di più: lo sforzo per difendere e promuovere quei valori rischia di essere vano se non vede assegnato all’educazione e alla scuola un ruolo centrale. La mia presenza, come responsabile del più grande sindacato della scuola, vuole essere in questo senso una chiara testimonianza e una precisa assunzione di impegno”. Così Maddalena Gissi, segretaria generale della CISL Scuola, annuncia la sua partecipazione alla manifestazione promossa per il 10 gennaio a Foggia da Libera, l’associazione guidata da don Luigi Ciotti.
All’iniziativa, che si prefigge di dare un segnale di forte reazione alla recrudescenza dei fenomeni di criminalità organizzata, illegalità e violenza sul territorio, hanno dato da subito formale adesione le segreterie di CGIL, CISL e UIL, che in un comunicato richiamano la linea di continuità fra la manifestazione del 10 gennaio, “Foggia Libera Foggia”, e il percorso avviato il 5 dicembre 2019 dai sindacati con #foggiaterradilegalità, evento promosso per “mettere in rete le forze sane e positive di tutta la Capitanata, riappropriarsi degli spazi di partecipazione, riscoprire la grande bellezza del territorio”.
"Condivido pienamente quanto affermano CGIL, CISL e UIL di Foggia - dichiara Gissi - la lotta alla criminalità organizzata e alla illegalità non potrà mai esaurirsi in una manifestazione di piazza, è un compito da affrontare ogni giorno, deve vedere in prima fila le istituzioni ma sollecita in modo particolare chi ricopre ruoli educativi e formativi. Famiglia e scuola sono chiamate per questo a cooperare con la massima efficacia in una relazione indispensabile di mutuo sostegno”. Roma, 9 gennaio 2020 UFFICIO STAMPA CISL SCUOLA

In piazza con don Ciotti il 10 gennaio alla manifestazione “Foggia Libera Foggia”

Gio, 09/01/2020 - 16:09
La scuola non può non esserci quando si vuole affermare il valore di una civile convivenza che ha come base fondamentale anche il rispetto della legalità. Dico di più: lo sforzo per difendere e promuovere quei valori rischia di essere vano se non vede assegnato all’educazione e alla scuola un ruolo centrale. La mia presenza, come responsabile del più grande sindacato della scuola, vuole essere in questo senso una chiara testimonianza e una precisa assunzione di impegno”. Così Maddalena Gissi, segretaria generale della CISL Scuola, annuncia la sua partecipazione alla manifestazione promossa per il 10 gennaio a Foggia da Libera, l’associazione guidata da don Luigi Ciotti.
All’iniziativa, che si prefigge di dare un segnale di forte reazione alla recrudescenza dei fenomeni di criminalità organizzata, illegalità e violenza sul territorio, hanno dato da subito formale adesione le segreterie di CGIL, CISL e UIL, che in un comunicato richiamano la linea di continuità fra la manifestazione del 10 gennaio, “Foggia Libera Foggia”, e il percorso avviato il 5 dicembre 2019 dai sindacati con #foggiaterradilegalità, evento promosso per “mettere in rete le forze sane e positive di tutta la Capitanata, riappropriarsi degli spazi di partecipazione, riscoprire la grande bellezza del territorio”.
"Condivido pienamente quanto affermano CGIL, CISL e UIL di Foggia - dichiara Gissi - la lotta alla criminalità organizzata e alla illegalità non potrà mai esaurirsi in una manifestazione di piazza, è un compito da affrontare ogni giorno, deve vedere in prima fila le istituzioni ma sollecita in modo particolare chi ricopre ruoli educativi e formativi. Famiglia e scuola sono chiamate per questo a cooperare con la massima efficacia in una relazione indispensabile di mutuo sostegno”. Roma, 9 gennaio 2020 UFFICIO STAMPA CISL SCUOLA

ALLEGATI VARI

Gio, 09/01/2020 - 10:03

Esami di Stato, Audizione dei sindacati alla 7ª Commissione del Senato

Gio, 09/01/2020 - 09:18
Si è svolta mercoledì 8 gennaio 2020 l'audizione dei sindacati presso la Commissione 7ª del Senato (Istruzione pubblica, beni culturali) in materia di esami di Stato conclusivi del secondo ciclo di istruzione. Come di consueto in queste circostanze, il contributo portato dalla CISL Scuola con un proprio intervento è stato acquisito agli atti sotto forma di memoria scritta, che si riporta in allegato.
In particolare la CISL Scuola ha evidenziato la necessità di una corretta interpretazione dei percorsi PCTO, esperienza da affidare alle autonomie scolastiche e da interpretare in senso pienamente formativo; ha condiviso il richiamo esplicito al Documento del 15 maggio come strumento essenziale per connettere l'attività delle commissioni esaminatrici alla specificità dei percorsi formativi; ha espresso apprezzamento per la valorizzazione del credito scolastico, così come per la decisione di prevedere che almeno una delle tracce della tipologia B debba riguardare l'ambito storico; ha sottolineato la diversa natura e finalità delle prove INVALSI rispetto a quelle dell'Esame di Stato, pur considerando opportuno che la partecipazione alle prove nell'ultimo anno di corso sia prerequisito per l'accesso all'esame; ha espresso forti riserve sulla procedura del sorteggio delle buste per la prova orale, richiamando infine l'esigenza di garantire agli istituti professionali le necessarie condizioni logistiche per lo svolgimento di prove pratiche, nell'ottica di un ulteriore rafforzamento delle attività laboratoriali.

Esami di Stato, Audizione dei sindacati alla 7^ Commissione del Senato

Gio, 09/01/2020 - 09:18
Si è svolta mercoledì 8 gennaio 2020 l'audizione dei sindacati presso la Commissione 7^ del Senato (Istruzione pubblica, beni culturali) in materia di esami di Stato conclusivi del secondo ciclo di istruzione. Come di consueto in queste circostanze, il contributo portato dalla CISL Scuola con un proprio intervento è stato acquisito agli atti sotto forma di memoria scritta, che si riporta in allegato.
In particolare la CISL Scuola ha evidenziato la necessità di una corretta interpretazione dei percorsi PCTO, esperienza da affidare alle autonomie scolastiche e da interpretare in senso pienamente formativo; ha condiviso il richiamo esplicito al Documento del 15 maggio come strumento essenziale per connettere l'attività delle commissioni esaminatrici alla specificità dei percorsi formativi; ha espresso apprezzamento per la valorizzazione del credito scolastico, così come per la decisione di prevedere che almeno una delle tracce della tipologia B debba riguardare l'ambito storico; ha sottolineato la diversa natura e finalità delle prove INVALSI rispetto a quelle dell'Esame di Stato, pur considerando opportuno che la partecipazione alle prove nell'ultimo anno di corso sia prerequisito per l'accesso all'esame; ha espresso forti riserve sulla procedura del sorteggio delle buste per la prova orale, richiamando infine l'esigenza di garantire agli istituti professionali le necessarie condizioni logistiche per lo svolgimento di prove pratiche, nell'ottica di un ulteriore rafforzamento delle attività laboratoriali.

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