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Aggiornato: 24 min 36 sec fa

Aprire il confronto su nuovo regolamento supplenze e procedure abilitanti, lo chiede la CISL Scuola al Ministero

Sab, 09/01/2021 - 13:19
Troppe volte siamo convocati a tavoli di confronto sotto l'urgenza di scadenze incombenti, ma le discussioni e le decisioni assunte all'ultimo minuto difficilmente portano a soluzioni efficaci. Per questo la CISL Scuola, con due lettere della segretaria generale Maddalena Gissi al Capo di Gabinetto del Ministero dell'Istruzione, sollecita l'avvio dei tavoli riguardanti la definizione del nuovo regolamento per le supplenze (come prevede il DL 126 del 2019) e le procedure abilitanti cui fa riferimento il DL 22/2020, riguardo alla realizzazione di periodici percorsi abilitanti che garantiscano, anche in futuro, un percorso di accesso all'insegnamento caratterizzato da una formazione adeguata. A tal fine, l'art. 2 bis inserito in sede di conversione del DL 22/2020 prevede l'attivazione di un Tavolo nazionale di confronto, attivazione che diventa ancora più urgente alla luce dello stop imposto dalla pandemia al percorso abilitante straordinario per il quale gli interessati hanno prodotto domanda nel luglio scorso. Al riguardo, la CISL Scuola chiede di valutare anche eventuali modifiche della procedura di accesso al fine di consentirne l'attuazione senza ulteriori ritardi e nel più breve tempo possibile.

#vacciniamolascuola, un intervento concreto per gestire in sicurezza le attività didattiche in presenza

Sab, 09/01/2021 - 11:53
Autoreferenzialità e impazienza hanno contrassegnato sino ad oggi le discussioni e le azioni sull’apertura delle scuole. I finanziamenti per implementare i trasporti sono stati approvati con molto ritardo, la burocrazia dei ministeri e quella delle regioni sono ancora alle prese con bandi e assegnazioni alle ditte, con esiti che non vedranno la luce in tempi brevi. Le regioni virtuose come la Toscana apriranno i battenti al 50% per gli alunni della secondaria, ma con molte preoccupazioni e investimenti importanti (4 mln dal bilancio regionale).
Nel frattempo serpeggia l’idea che comunque il contagio possa essere alimentato dalla ripresa delle attività didattiche in presenza e questo provoca disagio e molta ansia tra le famiglie e il personale. Se invece di discutere e di chiudersi nelle stanze dei bottoni si cominciasse a ragionare con buon senso, forse si potrebbe far partire una campagna vaccinale in grado di intercettare chi a scuola c’è, valutando di avviare anche una ricerca più mirata degli asintomatici tra gli studenti. Se viviamo in un Paese in crisi pandemica, non mancheranno gli strumenti normativi; c’è un DPCM in vista per il rinnovo dello stato di emergenza, si decida con serietà e fermezza quello che serve per la ripresa.
I contatti sono giornalieri, perché non hanno mai chiuso le scuole dell’infanzia e la primaria, le medie hanno avuto alcune interruzioni in qualche regione, ma sono in servizio normalmente con adolescenti che circolano per paesi e città.
Il secondo grado deve rientrare in classe il più possibile protetto e senza l’ansia del contagio; oggi ci sono già molti docenti che operano nei laboratori o con i ragazzi disabili. In un piano programmato per tempo e seriamente, tutti i professori e il personale che sistematicamente viene a contatto con gli studenti dev’essere coperto da misure anticontagio come il vaccino.
Non possiamo perdere altro tempo: sono più di trecentomila i docenti che superano i 55 anni e tra quarantene e isolamenti fiduciari in attesa di fantomatici tamponi, il tempo scuola è instabile e rarefatto. Il 23 dicembre la Conferenza Stato regioni e il Ministero di viale Trastevere hanno sottoscritto un’intesa. A cosa è servita? Non c’è nulla di operativo anche perché il personale della sanità è sempre lo stesso, anzi è ancora più sotto stress.
Se si ritiene possibile una corsia preferenziale di vaccinazione per il personale della scuola, si parta subito con una seria programmazione. L’87% dei docenti si è detto disponibile a vaccinarsi. Vedendo le immagini delle lunghe file di operatori sanitari in attesa del proprio turno per sottoporsi alla vaccinazione, tornano alla mente i ritardi che abbiamo avuto a fine agosto per lo screening preventivo rivolto a tutto il personale scolastico.
La Cisl Scuola non intende assistere inerte all’ignavia che la politica sta dimostrando in ogni sua azione: se la scuola è importante, ora è arrivato il momento di dimostrarlo!
#vacciniamolascuola e facciamo tornare il sorriso ai nostri studenti! Roma, 9 gennaio 2021 Maddalena Gissi, segretaria generale CISL Scuola

Sperimentazione "Liceo Classico Europeo 2020": il parere del CSPI

Ven, 08/01/2021 - 20:30
Il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI), insediatosi il 13.1.2016, ha concluso oggi il proprio mandato quinquennale con un ultimo impegno. Lunedì prossimo, 11 gennaio, si insedierà infatti il nuovo organismo con una diversa composizione: è stato infatti emanato il decreto ministeriale concernente la sua ricostituzione che vede il rinnovamento della componente non elettiva fino al 2025 compreso e la conferma della proroga al 31.8.2021 di quella elettiva (come disposto dalla legge 41/2020, di conversione del decreto-legge 22/2020). Non sono stati ancora ben definiti i termini e le modalità di effettuazione delle nuove elezioni che dovrebbero svolgersi nella prossima primavera sulla cui procedura la Cisl Scuola e le altre organizzazioni sindacali, considerata l'emergenza sanitaria in atto, hanno avanzato una richiesta di rinvio. Il parere espresso in data odierna, votato all'unanimità, riguarda la “Sperimentazione Liceo Classico Europeo 2020” con la quale si propone - negli “Educandati Statali” e nei “Convitti Nazionali” ove è già presente la sperimentazione del Liceo Classico Europeo (LCE) - un nuovo "Piano di Studi" con la riduzione di tre/quattro ore settimanali sia nel biennio che nel triennio, nella direzione di una razionalizzazione del tempo scuola e degli insegnamenti.  Il CSPI, nel merito
  • propone che sia precisato non solo il monte ore annuale destinato alla dimensione laboratoriale della didattica ma anche il riferimento a ciascuna disciplina;
  • suggerisce di specificare in modo chiaro e inequivocabile che il codice meccanografico di appartenenza del LCE sia lo stesso di quello del liceo classico (codice PC) e non di altri licei (codice PS, come avviene oggi in diversi convitti);
  • chiede che sia valutata l'opportunità di specificare, in merito all'insegnamento delle lingue classiche, la ripartizione delle ore tra latino e greco, al fine di evitare difficoltà nella gestione degli organici;
  • rileva "come il mancato monitoraggio e la mancata valutazione dei risultati della sperimentazioni in atto, come previsto dall'art. 11, c. 2, del dPR 275/99 per le sperimentazioni nazionali, non metta il Consiglio nelle condizioni di potersi esprimere in maniera più compiuta sul provvedimento in oggetto".

Nota del Ministero dell'Istruzione sulla ripresa delle attività didattiche dal 7 gennaio 2021

Gio, 07/01/2021 - 11:59
Con la nota n. 13 del 6 gennaio 2021 a firma del Capo Dipartimento Istruzione il Ministero puntualizza le modalità di svolgimento delle attività didattiche nel periodo compreso dal 7 al 16 gennaio alla luce di quanto stabilisce l’art. 4 del Decreto Legge 5 gennaio 2021, n. 1.
La nota precisa che devono essere comunque osservate eventuali diverse determinazioni più restrittive deliberate dalle Regioni e dagli Enti locali nell’esercizio delle rispettive competenze.

Maddalena Gissi su ripresa attività scolastiche e proposte per un investimento strategico sulla scuola

Mer, 06/01/2021 - 17:58
La ripresa delle attività scolastiche e le proposte della CISL Scuola per una stagione di rinnovato impegno e di investimento strategico in istruzione e formazione sono i temi della conversazione che avrà per protagonisti il giornalista del Fatto Quotidiano Alex Corlazzoli e la segretaria generale CISL Scuola Maddalena Gissi.
Il confronto, in programma giovedì 7 gennaio 2021 alle ore 17, verrà trasmesso in diretta sulla pagina Facebook della CISL Scuola.

Trasformazione a full time dei contratti ex LSU, il Ministero corregge il tiro?

Mer, 06/01/2021 - 17:47
Con la nota n. 469 del 5 gennaio 2021 la Direzione Generale del Personale del Ministero dell’Istruzione provvede a integrare quella diffusa solo il giorno prima (n. 195 del 4 gennaio), fornendo un’interpretazione restrittiva della norma - contenuta in legge di bilancio - sulla trasformazione dei contratti dei collaboratori scolastici ex LSU da part time a full time.
Nella nuova nota il Ministero afferma che la trasformazione dei contratti potrà essere disposta solo in presenza di posti vacanti e disponibili nell'organico di diritto non coperti con le assunzioni a tempo indeterminato dell'a.s.2021/21. Non è specificato, ma sembra ovvio, che tale disponibilità di posti debba essere calcolata a livello provinciale. Nel caso in cui i posti vacanti fossero inferiori al numero degli aspiranti, si procederà all'individuazione degli aventi diritto al full time assumendo come riferimento la posizione occupata nella graduatoria con la quale il personale è stato stabilizzato.
È chiaro che si tratta di una modifica sostanziale di quanto si affermava nella nota 195, con cui si dava disposizione di procedere alla trasformazione in full time di tutti i contratti part time, senza alcuna condizione.
Sulla base dei dati forniti dall'Amministrazione in occasione delle nomine in ruolo 2020/21, si può facilmente rilevare che più della metà degli interessati non troverebbe, nella provincia di titolarità, le disponibilità per la trasformazione del proprio contratto da part time a full time. Il problema era stato evidenziato dalla CISL Scuola nelle interlocuzioni avvenute mentre era in discussione la legge di bilancio, richiamando le difficoltà applicative della norma ed esprimendo anche il dissenso per una soluzione che, a organico bloccato, avrebbe sacrificato le opportunità occupazionali di altre categorie di lavoratori precari. Da qui la richiesta, purtroppo non accolta, di un emendamento che prevedesse un incremento del numero dei posti.
Ad ogni buon conto, il testo definitivo della legge di bilancio sembrerebbe individuare puntualmente il numero degli aventi diritto (tutti gli ex LSU part time), cui corrisponde un numero totale di posti (2.288) utilizzabili indipendentemente dall'allocazione territoriale dei posti stessi. Non vi è infatti nel testo della legge alcun vincolo che subordini la trasformazione del contratto alla disponibilità di posti nell’organico provinciale in cui il lavoratore presta servizio.
Ci attiveremo immediatamente con il Ministero per verificare la corretta applicazione delle disposizioni di legge.

Le disposizioni per la scuola nel DL 1/2021, chi riprende in presenza e chi a distanza

Mer, 06/01/2021 - 11:42
Il Decreto Legge n.1/2021, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.3 del 5 gennaio 2021, contiene fra l’altro disposizioni riguardanti le attività scolastiche nel periodo 7 - 16 gennaio 2021. Queste in sintesi le misure previste:
- nei giorni 7/8/9 gennaio nelle istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado le attività didattiche si svolgono a distanza per il 100% della popolazione studentesca;
nel periodo 11/16 gennaio le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado assicurano l'attività didattica in presenza almeno al 50% della popolazione studentesca attraverso l'adozione di forme flessibili nell'organizzazione.
Nel periodo 7/16 gennaio resta garantita la possibilità di svolgere l'attività in presenza qualora sia necessario l'uso di laboratori o per mantenere la relazione educativa che realizzi la piena integrazione per studenti con disabilità e con bisogni educativi speciali.
Per la scuola dell’infanzia e il primo ciclo continuano ad applicarsi le disposizioni del DPCM 3 dicembre 2020; ove non disposto diversamente dalle autorità locali, le attività riprenderanno quindi in presenza a partire dal 7 gennaio. Occorrerà poi attendere le decisioni che il Governo adotterà nei prossimi giorni per conoscere le nuove misure previste a partire dal giorno 11, in cui tornerà la classificazione per fasce, con conseguenti specifiche disposizioni per le diverse aree.

Non basta fissare una data. Indagine CISL Scuola sul ritorno alle attività in presenza

Mar, 05/01/2021 - 16:12
Con un questionario cui hanno risposto, tra il 2 e il 3 gennaio 2021, 383 dirigenti scolastici della scuola secondaria di II grado, la CISL Scuola ha inteso evidenziare quale sia il reale livello di preparazione degli istituti ad un ritorno alla didattica in presenza per il quale si continua a discutere in astratto di date, più volte modificate, senza entrare nel vivo dei problemi dalla cui soluzione dipende il livello di sicurezza che è necessario garantire a studenti, famiglie e personale della scuola.
Gli esiti del questionario, gestito attraverso un modulo Google, sono stati resi noti il 5 gennaio 2021. Il campione intervistato copre circa il 13,6% degli istituti di scuola secondaria di II grado (383 su 2.820 circa), così distribuito per area territoriale: 35% nord - 21% centro - 44% sud.

Nuove disposizioni per i contratti di alcune tipologie di personale ATA

Mar, 05/01/2021 - 12:07
Con la nota 195 del 4 gennaio 2021 la Direzione del Personale del Ministero dell’Istruzione ha fornito le necessarie indicazioni applicative riguardo ad alcune novità legislative in materia di supplenze la cui decorrenza è prevista dal 1° gennaio 2021. Si tratta di due disposizioni contenute nella legge di bilancio e nel decreto legge “milleproroghe”.
Ai sensi delle norme contenute nella legge di bilancio per il 2021 (legge 30 dicembre 2020, n. 178) i collaboratori scolastici ex LSU assunti in ruolo a tempo parziale il 1° marzo dello scorso anno, il cui contratto era stato integrato con ulteriori 18 ore fino al 31 dicembre 2020 nella medesima scuola di servizio per effetto del decreto legge "Agosto", hanno titolo alla trasformazione definitiva in regime di full time del loro contratto di lavoro.
Sempre per effetto di quanto dispone la legge di bilancio, i contratti a tempo determinato degli assistenti tecnici assunti fino al 31 dicembre 2020 nelle scuole del primo ciclo sono prorogati al 30 giugno prossimo.
In forza delle disposizioni contenute nel decreto milleproroghe (Decreto Legge 31 dicembre 2020, n. 183), i contratti di supplenza stipulati fino al 31 dicembre 2020 sui posti del contingente destinato alla seconda procedura di stabilizzazione dei dipendenti delle imprese di pulizia sono prorogati fino al 28 febbraio 2021. Slittano infatti al 1° marzo 2021 i termini per la conclusione della procedura di internalizzazione dei lavoratori ex LSU con 5 anni di servizio nelle istituzioni scolastiche.

Indagine CISL Scuola. Si continua a parlare di date, ma non si affrontano i problemi veri

Mar, 05/01/2021 - 11:17
Si continua a parlare di date, ma non si affrontano i problemi veri e le scuole potranno far conto solo su sé stesse. Un sondaggio della CISL Scuola fra i dirigenti scolastici delle secondarie di II grado.
Sul rientro a scuola ancora un rinvio di qualche giorno, dopo che per settimane si è continuato a discutere solo di date, lasciando sostanzialmente irrisolte tutte le questioni che hanno diretta e concreta incidenza sulle condizioni di sicurezza che andrebbero garantite per la ripresa delle attività scolastiche, a partire dai trasporti. Per avere un quadro della situazione la CISL Scuola ha condotto un’indagine tra i dirigenti scolastici delle superiori, e i dati confermano che sulle azioni messe in campo per preparare il ritorno a scuola il giudizio è ampiamente negativo: il 31,6% le considera per nulla efficaci, sono poco efficaci per il 51,2%, solo il 16,7% le ritiene efficaci. Si tratta in ogni caso di scelte (o non scelte) che vedono per lo più trascurate le reali e specifiche esigenze delle scuole, mentre è prevalente l’attenzione per le modalità di organizzazione di altri servizi esterni: la pensa così il 61,6% degli intervistati, mentre il 34,2% ritiene che i reali bisogni della scuola abbiano avuto considerazione solo in parte.
Sconfortante il quadro relativo ai servizi di trasporto, considerato che ad avere necessità di servirsi dei mezzi pubblici è il 70% della popolazione scolastica. Eppure solo in minima parte le aziende di trasporto hanno modificato gli orari per favorire lo scaglionamento degli ingressi e delle uscite, mentre nell’80% dei casi non è previsto alcun controllo per evitare gli assembramenti alle fermate dei mezzi.
Della notevole complessità a gestire la riorganizzazione per turni, riflesso delle criticità non risolte sul versante dei trasporti, danno conto le risposte ai quesiti riguardanti le due ipotesi di cui si è discusso nelle scorse settimane (75% o 50% come quota da garantire): anche tenuto conto che l’ipotesi 75% è al momento di fatto accantonata, emerge che per articolare gli ingressi a scaglioni occorre modificare l’orario per oltre 5 docenti che prestano servizio su più scuole nel 45,7% dei casi, mentre in più 50% dei casi la turnazione comporta la riduzione di attività pomeridiane già strutturate. Alta anche la percentuale di chi considera rilevante l’incidenza sulla conciliazione fra tempi di lavoro e quelli di vita familiare, così come è valutata di notevole impatto l’incidenza sulla qualità e l’efficacia della didattica.
Fa riflettere il dato riguardante le richieste delle famiglie, che non risultano premere più di tanto per il rientro in presenza ad ogni costo: sfiora il 20% la quota di chi, secondo la percezione dei dirigenti scolastici che hanno risposto all’indagine, preferirebbe proseguire con la didattica a distanza, mentre sono meno del 10% le famiglie che vorrebbero una riapertura completa e totale delle scuole. La soluzione del 50% in presenza risulta in effetti quella più apprezzata.
Sulla Didattica Integrata le risposte dei dirigenti evidenziano un elevato tasso di coinvolgimento degli studenti, pur rimanendo le difficoltà legate a carenze di connettività e di strumentazione, e merita un’attenta considerazione il fatto che i Dirigenti la ritengano non solo una risorsa che ha consentito di far fronte al lockdown, ma anche un’esperienza che ha prodotto una crescita professionale, utile dunque anche oltre l’emergenza.
Preoccupante, infine, la percentuale di chi ritiene insufficiente la dotazione di personale per garantire un servizio articolato in turnazioni: il 51,2% dichiara di non avere un numero di collaboratori scolastici sufficiente, ma la percentuale diventa ancor più alta (65,1%) se si escludono dal conteggio le scuole (21 %) i cui dirigenti dichiarano di non prevedere turnazioni.
"È di tutta evidenza - commenta Maddalena Gissi, segretaria generale CISL Scuola - che ai tanti prevedibili problemi saranno le scuole a dover far fronte, come sempre, senza efficaci supporti esterni. Un discorso che riguarda non soltanto le superiori, ma anche tutte gli altri gradi di scuola che da settembre lavorano in presenza. Intanto, l’assenza di dialogo e di ascolto contribuisce ad alimentare incertezze e incomprensioni che rischiano purtroppo di accompagnare inevitabilmente la ripresa delle attività didattiche". Roma, 5 gennaio 2021

Furlan e Gissi: "Tema riapertura va affrontato con un confronto e non con decisioni calate dall’alto"

Lun, 04/01/2021 - 17:37
 “Il tema delicato della riapertura in presenza delle scuole, per la sua complessità e per la sua importanza per migliaia di famiglie, studenti e lavaratori della scuola, non può essere affrontato con decisioni estemporanee o calate dall’alto dal Governo o con le posizioni altrettanto rigide delle Regioni, senza un necesaario confronto urgente con chi rappresenta il corpo insegnanti ed il personale della scuola”. Lo dichiarano in una nota congiunta la Segretaria Generale della Cisl, Annamaria Furlan e la Segretaria Generale della Cisl Scuola, Maddalena Gissi.
Come si temeva, la data del 7 gennaio è ormai vicina e restano praticamente irrisolte tutte le criticità che la Cisl e la Cisl Scuola hanno più volte evidenziato in queste settimane. Si è continuato a discutere in maniera astratta solo di date, ma poco o nulla si è fatto di concreto per favorire un ritorno alle attività scolastiche in condizioni di sicurezza. Ormai è abbastanza chiaro che su una delle questioni di maggiore impatto, quella del sovraffollamento dei mezzi di trasporto, non si sono individuati rimedi concreti e gli effetti verranno scaricati in pieno sulle scuole, costrette ad organizzare turnazioni che sono complicate da gestire (con la quota al 75% sarebbe stato difficilissimo organizzare i turni) e che comportano disagi di non poco conto per gli alunni pendolari. Se è sbagliato in generale lasciare le scuole da sole in un’emergenza di questa portata, lo è in modo particolare per quegli aspetti di natura sanitaria su cui occorrono strumenti urgenti e competenze specifiche. Ricordando intanto che metà delle scuole, quelle dell’infanzia e del primo ciclo, stanno quasi ovunque funzionando in presenza da settembre, non è possibile che non vi sia in ogni scuola un adeguato supporto per quanto riguarda l’individuazione ed il trattamento di eventuali casi di contagio. Per funzionare in sicurezza serve in ogni scuola la presenza di personale sanitario che possa intervenire con tempestività e competenza. Ed anche per la vaccinazione di tutto il personale scolastico va individuata una corsia preferenziale e ci sono tutte le ragioni per farlo subito, come sta accadendo già per il personale sanitario. Questi sono i nodi da affrontare in via prioritaria, attraverso un confronto con il Governo cui spetta la responsabilità delle scelte e delle decisioni concrete ed immediate. La riapertura delle scuole non può ridursi ad argomento per discussioni accademiche o polemiche sterili, conflitti infiniti tra Stato e Regioni dai quali, oltre tutto, le scuole sono spesso tenute fuori ed anche per questo, forse, si rivelano quasi sempre inconcludenti”.

Avere a cuore tutta la vita

Dom, 03/01/2021 - 13:15
La cura è la necessità prima della vita umana. Il bisogno primo di ricevere cura e di dare cura accomuna ogni essere umano. Tutti e tutte, infatti, siamo fragili e vulnerabili, bisognosi di qualcosa che solo l’altro può dare: bisognosi di protezione e di nutrimento per il corpo e per l’anima. E proprio questa inaggirabile necessità, che rivela la debolezza della condizione umana, rappresenta la condizione per far esperienza del senso autentico dell’esserci, perché nell’avere cura – per sé, per l’altro, per le istituzioni che strutturano il mondo umano, per la natura che costituisce il tessuto della vita – si risponde alla chiamata propriamente umana ad avere a cuore la vita. Avere cura è prendersi a cuore la vita: procurare quanto è necessario per nutrirla e conservarla, per fare fiorire le potenzialità in cui si realizza l’umanità dell’esserci, per ripararla nei momenti difficili quando il dolore del corpo o dell’anima rende difficile il nostro cammino nel tempo.
Prendersi a cuore la vita significa assumere la responsabilità di concorrere con i gesti e con le parole alla costruzione di una buona qualità della vita per tutti. Riferimento essenziale della pratica della cura è la ricerca di ciò che fa bene. E proprio perché costituisce il riferimento essenziale alla grammatica della cura il concetto di 'bene' va riportato al centro della riflessione culturale, per liberarlo dalle interpretazioni individualistiche e consumistiche, e riempirlo del suo senso proprio che è quello di essere 'comune'. Solo quando la politica quotidiana sarà ispirata dalla ricerca del bene comune non ci saranno più primi e ultimi, non ci saranno più scarti.
«Ogni aspetto della vita sociale, politica ed economica trova il suo compimento quando si pone al servizio del bene comune» (6). Il trovarci a fare fronte ai problemi provocati dalla pandemia di Covid-19 mostra in tutta la sua evidenza la necessità di pensare in termini di comunità, poiché non c’è possibilità di superare questo momento difficile se non assumendo come regola prima quella di agire per il bene comune. L’attuazione di una cultura della cura richiede innanzitutto di rendere disponibile le cure primarie a tutti attrezzando il sistema sanitario di quanto è indispensabile, ma allo stesso tempo di prevedere un sistema di cura per gli operatori sanitari che vanno sostenuti non solo in termini di risorse materiali e organizzative ma anche formative e spirituali. Lo stesso vale per il mondo della scuola, che deve essere messo in grado di offrire la migliore forma di 'cura educativa' per tutti, obiettivo questo che richiede non solo nuove risorse, materiali o digitali che siano, ma azioni culturali adatte a supportare i docenti nella costruzione di scenari educativi capaci di raggiungere ogni studente nel migliore modo possibile, superando la riduzione dell’educazione a mera erogazione di informazioni per recuperare il suo significato primario nel principio della coltivazione dell’anima.
Nessuno sia lasciato senza cura, sia essa del corpo o della mente. Non solo il 'settimo anno sabbatico', ma ogni momento del tempo sia quello in cui (cfr. Dt 15,4) si ha cura «dei più fragili, offrendo loro una nuova prospettiva di vita, così che non vi sia alcun bisognoso nel popolo» (3).
Molti, in Italia e nel mondo, in questo tempo difficile hanno perso il lavoro, molti si trovano con risorse inadeguate a garantire il necessario alla propria famiglia; perché nessuno sia lasciato solo e trovi quanto è necessario per riprendere il ritmo del cammino della vita è urgente una solidarietà quanto più immediata e diffusa, quella che trova la sua più intensa espressione nella parabola del buon samaritano: non occuparsi solo del proprio viaggio esistenziale, ma fermarsi e prestare attenzione all’altro, capire ciò di cui ha bisogno e agire con prontezza. Ma è necessaria anche una politica nuova, che assume come riferimento primo la grammatica della cura, per ridisegnare le regole della vita economica e sociale. A noi non è data la facoltà divina di moltiplicare pane e pesci, ma è data la capacità e la responsabilità di realizzare una giustizia economica che rimetta al centro il nucleo vitale del messaggio cristiano.
La politica della cura ha bisogno del contributo di tutti, per questo papa Francesco invita tutti a diventare profeti e testimoni della «cultura della cura» (7), perché solo se ognuno saprà «convertire il cuore e cambiare la mentalità per cercare veramente la pace nella solidarietà e nella fraternità» sarà possibile ridisegnare la qualità della vita. Convertire il cuore e rimodulare il modo di pensare, dare forma a gesti pienamente umani nell’incontro con l’altro significa fare proprio il nucleo etico della cura: sentire e assumere la propria responsabilità per la vita, essere capaci di rispetto profondo per ogni altra persona nel suo inviolabile valore, essere testimoni di carità, cioè di quella logica del dono che è la misura prima della pratica cura.

Recovery, per accelerare governance partecipata dalle parti sociali. Le 10 azioni strategiche della CISL

Dom, 03/01/2021 - 12:47
«Non si può progettare il futuro del Paese nel chiuso dei palazzi ministeriali o con le dispute della maggioranza. Occorrono scelte condivise, una politica di concertazione, come avvenne con successo negli anni 90. Ecco perché non basta solo annunciare una fase di “consultazione” formale con la società civile e con il sindacato, come ha anticipato il Premier. Bisogna che il Governo apra ad una “governance” partecipata dalle parti sociali per dare rapidità, continuità e consenso ad un processo decisionale che non deve escludere nessuno».
Così la segretaria generale della CISL Annamaria Furlan in un intervento che compare oggi sul quotidiano Il Sole 24 ore, nel quale presenta anche le 10 azioni strategiche elaborate dalla CISL in vista di un auspicato confronto con il Governo e le altre parti sociali.

In cerca di vero e altro senso

Sab, 02/01/2021 - 13:08
Il 2020 è stato – da marzo in poi – semplicemente, drammaticamente l’anno della pandemia di Covid-19, un anno terribile e stra(non)ordinario.
La pandemia ha generato tre terribili effetti negativi sulla vita della nostra comunità: la perdita di moltissime vite umane, la parziale paralisi della vita economica e la perdita di vita sociale e formativa, particolarmente dura per i giovani in età scolastica, in anni così importanti per la loro formazione e crescita. Se la perdita formativa è forse recuperabile, il tempo di vita sociale perduto non tornerà più. Proprio per queste 'disgrazie', che non ci siamo cercati e che non avremmo assolutamente voluto, il 2020 è stato un anno che ci ha insegnato tantissimo, molto di più di tanti anni 'ordinari' messi in fila.
La resilienza (la capacità di rialzarci quando uno choc ci mette a terra) è diventata la virtù più invocata in questo anno drammatico. Nel nuovo anno dobbiamo ripartire con lo spirito dell’atleta paralimpico che non si piange addosso per ciò a cui non può porre rimedio, ma trova nuovi orizzonti e sfide che lo spingono a dare il meglio a partire dalla sua nuova condizione. Dobbiamo farlo facendo tesoro delle lezioni apprese ricordando sempre che i vincoli non sono soltanto limiti ma anche punti d’appoggio, fulcri su cui fare leva per raggiungere nuovi obiettivi.
Sul fronte economico abbiamo congeniato e messo in atto una serie di misure di emergenza che hanno tenuto in vita, seppur con difficoltà, il Paese. È come se il corpo sociale ed economico fosse stato sottoposto a una grave operazione e, nel frattempo, con una serie di anestetici e antidolorifici, siamo riusciti – evitando il peggio – a farlo sopravvivere (pur rallentando le sue funzioni vitali) con ristori, cassa integrazione e politiche monetarie non convenzionali. Se è stato un problema realizzare quest’obiettivo sarà un problema anche il delicato passaggio del ritorno alla vita normale dove la graduale sospensione delle misure di emergenza deve favorire e non pregiudicare il ripristino delle piene funzioni vitali. Avremo il vantaggio della spinta poderosa del desiderio di lasciarci alle spalle questo periodo (l’abbiamo in parte già visto quest’estate) ma dovremo fare attenzione a trovare modalità più resilienti di attività economica per ridurre la nostra fragilità a possibili choc futuri. È questo il senso della transizione ecologica che il grande piano europeo Next Generation Eu ci chiama a percorrere per noi e per lasciare un mondo sostenibile alle generazioni future. Nel rapporto tra persone come in quello tra Stati la pandemia ci ha insegnato che di fronte a pericoli e rischi globali ci vuole molta più cooperazione e che la solidarietà e il gioco di squadra rappresentano una forma di razionalità superiore rispetto al laissez faire. Gli Stati membri della Ue sembrano averlo compreso, facendo un passo avanti nella capacità di valorizzare e sfruttare la forza della squadra (il progetto Next Generation Eu, appunto, e la politica di emissione comune di titoli sui mercati finanziari). Abbiamo anche capito, come ha ricordato più volte papa Francesco, che «tutto è connesso» (economia, ambiente, salute) e che gli squilibri su di una dimensione si trasmettono su tutte le altre. Per questo quando sceglieremo strategie e progetti non potremo non utilizzare indicatori di benessere multidimensionale (come nell’indagine sul «ben-vivere dei territori italiani» facciamo da due anni con 'Avvenire') e non dobbiamo mai più fare l’errore di guardare a una sola dimensione senza considerare l’interrelazione con le altre. Esattamente come quando il medico che prescrive una medicina per curare una determinata patologia si preoccupa anche dei suoi effetti collaterali. Quando parliamo di ecologia integrale o di sviluppo sostenibile dobbiamo tenere bene a mente che ogni nostro intervento, per essere virtuoso, deve agire congiuntamente su lavoro, ambiente, diseguaglianze, ricchezza di senso del vivere.
L’esercitazione forzata di smart work, cioè di lavoro a distanza, a cui siamo stati costretti durante il lockdown, e il blocco delle relazioni faccia a faccia in presenza ci ha fatto scoprire che possiamo essere più ricchi di tempo e anche più capaci di conciliare lavoro, vita e relazioni familiari cambiando in parte le nostre abitudini. Il mondo post pandemia non tornerà mai come prima se abbiamo veramente appreso la lezione. Non ha senso fare andata e ritorno da Roma a Milano in giornata per partecipare a una sola riunione quando possiamo farne cinque a distanza ed essere più 'produttivi' e ricchi di tempo, coltivando anche le nostre relazioni basilari. Questo non vuol dire che non torneremo a provare il piacere di viaggiare. Ma che le riunioni a distanza possono essere altrettanto produttive e molto più frequenti di quelle in presenza per le quali facciamo fatica a incastrare le nostre agende. Le relazioni a distanza non sono perfetti sostituti di quelle in presenza, ma sono enormemente meno care in termini di tempo.
Eppure i passi in avanti che potremo fare saranno tali solo se sapremo curare la ferita delle diseguaglianze, che al solito si aggrava dopo le crisi. Accesso a sanità ed istruzione, infrastrutture digitali di qualità disponibili per tutti, pari opportunità sono obiettivi fondamentali per mettere a disposizione senza esclusioni le incredibili opportunità che il mondo di oggi ci mette a disposizione.
La sfida non è soltanto materiale, ma anche spirituale. È nostro compito, come ci ricordano il principio del bene comune e l’articolo 3 della Costituzione, creare le condizioni per la fioritura della vita umana. Siamo innanzitutto cercatori di senso e la povertà di senso di vita è uno dei problemi maggiori dei nostri tempi. La grande sfida di civiltà del futuro post pandemia sarà realizzare pienamente quel principio creando le condizioni per la generatività della vita per ciascun membro della comunità a partire da quella degli ultimi e degli scartati.
Come ha detto più volte Francesco, da una crisi non si esce mai uguali. Sta a noi uscirne migliori.

Il messaggio di fine anno 2020 del Presidente Sergio Mattarella. Il 2021 sia l'anno della ripresa

Gio, 31/12/2020 - 12:40
Come nostra consuetudine pubblichiamo il testo del messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Care concittadine e cari concittadini, avvicinandosi questo tradizionale appuntamento di fine anno, ho avvertito la difficoltà di trovare le parole adatte per esprimere a ciascuno di voi un pensiero augurale. Sono giorni, questi, in cui convivono angoscia e speranza. La pandemia che stiamo affrontando mette a rischio le nostre esistenze, ferisce il nostro modo di vivere. Vorremmo tornare a essere immersi in realtà e in esperienze che ci sono consuete. Ad avere ospedali non investiti dall’emergenza. Scuole e Università aperte, per i nostri bambini e i nostri giovani. Anziani non più isolati per necessità e precauzione. Fabbriche, teatri, ristoranti, negozi pienamente funzionanti. Trasporti regolari. Normali contatti con i Paesi a noi vicini e con i più lontani, con i quali abbiamo costruito relazioni in tutti questi anni. Aspiriamo a riappropriarci della nostra vita. Il virus, sconosciuto e imprevedibile, ci ha colpito prima di ogni altro Paese europeo. L’inizio del tunnel. Con la drammatica contabilità dei contagi, delle morti. Le immagini delle strade e delle piazze deserte. Le tante solitudini. Il pensiero straziante di chi moriva senza avere accanto i propri cari. L’arrivo dell’estate ha portato con sé l’illusione dello scampato pericolo, un diffuso rilassamento. Con il desiderio, comprensibile, di ricominciare a vivere come prima, di porre tra parentesi questo incubo. Poi, a settembre, la seconda offensiva del virus. Prima nei Paesi vicini a noi, e poi qui, in Italia. Ancora contagi – siamo oltre due milioni - ancora vittime, ancora dolore che si rinnova. Mentre continua l’impegno generoso di medici e operatori sanitari. Il mondo è stato colpito duramente. Ovunque. Anche l’Italia ha pagato un prezzo molto alto. Rivolgendomi a voi parto proprio da qui: dalla necessità di dare insieme memoria di quello che abbiamo vissuto in questo anno. Senza chiudere gli occhi di fronte alla realtà. La pandemia ha scavato solchi profondi nelle nostre vite, nella nostra società. Ha acuito fragilità del passato. Ha aggravato vecchie diseguaglianze e ne ha generate di nuove. Tutto ciò ha prodotto pesanti conseguenze sociali ed economiche. Abbiamo perso posti di lavoro. Donne e giovani sono stati particolarmente penalizzati. Lo sono le persone con disabilità. Tante imprese temono per il loro futuro. Una larga fascia di lavoratori autonomi e di precari ha visto azzerare o bruscamente calare il proprio reddito. Nella comune difficoltà alcuni settori hanno sofferto più di altri. La pandemia ha seminato un senso di smarrimento: pone in discussione prospettive di vita. Basti pensare alla previsione di un calo ulteriore delle nascite, spia dell’incertezza che il virus ha insinuato nella nostra comunità. È questa la realtà, che bisogna riconoscere e affrontare. Nello stesso tempo sono emersi segnali importanti, che incoraggiano una speranza concreta. Perché non prevalga la paura e perché le preoccupazioni possano trasformarsi nell’energia necessaria per ricostruire, per ripartire. Nella prima fase, quando ancora erano pochi gli strumenti a disposizione per contrastare il virus, la reazione alla pandemia si è fondata anzitutto sul senso di comunità. Adesso stiamo mettendo in atto strategie più complesse, a partire dal piano di vaccinazione, iniziato nel medesimo giorno in tutta Europa. Inoltre, per fronteggiare le gravi conseguenze economiche sono in campo interventi europei innovativi e di straordinaria importanza. Mai un vaccino è stato realizzato in così poco tempo. Mai l’Unione Europea si è assunta un compito così rilevante per i propri cittadini. Per il vaccino si è formata, anche con il contributo dei ricercatori italiani, un’alleanza mondiale della scienza e della ricerca, sorretta da un imponente sostegno politico e finanziario che ne ha moltiplicato la velocità di individuazione. La scienza ci offre l’arma più forte, prevalendo su ignoranza e pregiudizi. Ora a tutti e ovunque, senza distinzioni, dovrà essere consentito di vaccinarsi gratuitamente: perché è giusto e perché necessario per la sicurezza comune. Vaccinarsi è una scelta di responsabilità, un dovere. Tanto più per chi opera a contatto con i malati e le persone più fragili. Di fronte a una malattia così fortemente contagiosa, che provoca tante morti, è necessario tutelare la propria salute ed è doveroso proteggere quella degli altri, familiari, amici, colleghi. Io mi vaccinerò appena possibile, dopo le categorie che, essendo a rischio maggiore, debbono avere la precedenza. Il vaccino e le iniziative dell’Unione Europea sono due vettori decisivi della nostra rinascita. L’Unione Europea è stata capace di compiere un balzo in avanti. Ha prevalso l’Europa dei valori comuni e dei cittadini. Non era scontato. Alla crisi finanziaria di un decennio or sono l’Europa rispose senza solidarietà e senza una visione chiara del proprio futuro. Gli interessi egoistici prevalsero. Vecchi canoni politici ed economici mostrarono tutta la loro inadeguatezza. Ora le scelte dell’Unione Europea poggiano su basi nuove. L’Italia è stata protagonista in questo cambiamento. Ci accingiamo – sul versante della salute e su quello economico – a un grande compito. Tutto questo richiama e sollecita ancor di più la responsabilità delle istituzioni anzitutto, delle forze economiche, dei corpi sociali, di ciascuno di noi. Serietà, collaborazione, e anche senso del dovere, sono necessari per proteggerci e per ripartire. Il piano europeo per la ripresa, e la sua declinazione nazionale – che deve essere concreta, efficace, rigorosa, senza disperdere risorse - possono permetterci di superare fragilità strutturali che hanno impedito all’Italia di crescere come avrebbe potuto. Cambiamo ciò che va cambiato, rimettendoci coraggiosamente in gioco. Lo dobbiamo a noi stessi, lo dobbiamo alle giovani generazioni. Ognuno faccia la propria parte. La pandemia ci ha fatto riscoprire e comprendere quanto siamo legati agli altri; quanto ciascuno di noi dipenda dagli altri. Come abbiamo veduto, la solidarietà è tornata a mostrarsi base necessaria della convivenza e della società. Solidarietà internazionale. Solidarietà in Europa. Solidarietà all’interno delle nostre comunità. Il 2021 deve essere l’anno della sconfitta del virus e il primo della ripresa. Un anno in cui ciascuno di noi è chiamato anche all’impegno di ricambiare quanto ricevuto con gesti gratuiti, spesso da sconosciuti. Da persone che hanno posto la stessa loro vita in gioco per la nostra, come è accaduto con tanti medici e operatori sanitari. Ci siamo ritrovati nei gesti concreti di molti. Hanno manifestato una fraternità che si nutre non di parole bensì di umanità, che prescinde dall’origine di ognuno di noi, dalla cultura di ognuno e dalla sua condizione sociale. È lo spirito autentico della Repubblica. La fiducia di cui abbiamo bisogno si costruisce così: tenendo connesse le responsabilità delle istituzioni con i sentimenti delle persone. La pandemia ha accentuato limiti e ritardi del nostro Paese. Ci sono stati certamente anche errori nel fronteggiare una realtà improvvisa e sconosciuta. Si poteva fare di più e meglio? Probabilmente sì, come sempre. Ma non va ignorato neppure quanto di positivo è stato realizzato e ha consentito la tenuta del Paese grazie all’impegno dispiegato da tante parti. Tra queste le Forze Armate e le Forze dell’Ordine che ringrazio. Abbiamo avuto la capacità di reagire. La società ha dovuto rallentare ma non si è fermata. Non siamo in balìa degli eventi. Ora dobbiamo preparare il futuro. Non viviamo in una parentesi della storia. Questo è tempo di costruttori. I prossimi mesi rappresentano un passaggio decisivo per uscire dall’emergenza e per porre le basi di una stagione nuova. Non sono ammesse distrazioni. Non si deve perdere tempo. Non vanno sprecate energie e opportunità per inseguire illusori vantaggi di parte. E’ questo quel che i cittadini si attendono. La sfida che è dinanzi a quanti rivestono ruoli dirigenziali nei vari ambiti, e davanti a tutti noi, richiama l’unità morale e civile degli italiani. Non si tratta di annullare le diversità di idee, di ruoli, di interessi ma di realizzare quella convergenza di fondo che ha permesso al nostro Paese di superare momenti storici di grande, talvolta drammatica, difficoltà. L’Italia ha le carte in regola per riuscire in questa impresa. Ho ricevuto in questi mesi attestazioni di apprezzamento e di fiducia nei confronti del nostro Paese da parte di tanti Capi di Stato di Paesi amici. Nel momento in cui, a livello mondiale, si sta riscrivendo l’agenda delle priorità, si modificano le strategie di sviluppo ed emergono nuove leadership, dobbiamo agire da protagonisti nella comunità internazionale. In questa prospettiva sarà molto importante, nel prossimo anno, il G20, che l’Italia presiede per la prima volta: un’occasione preziosa per affrontare le grandi sfide globali e un’opportunità per rafforzare il prestigio del nostro Paese. L’anno che si apre propone diverse ricorrenze importanti. Tappe della nostra storia, anniversari che raccontano il cammino che ci ha condotto ad una unità che non è soltanto di territorio. Ricorderemo il settimo centenario della morte di Dante. Celebreremo poi il centosessantesimo dell’Unità d’Italia, il centenario della collocazione del Milite Ignoto all’Altare della Patria. E ancora i settantacinque anni della Repubblica. Dal Risorgimento alla Liberazione: le radici della nostra Costituzione. Memoria e consapevolezza della nostra identità nazionale ci aiutano per costruire il futuro. Esprimo un ringraziamento a Papa Francesco per il suo magistero e per l’affetto che trasmette al popolo italiano, facendosi testimone di speranza e di giustizia. A lui rivolgo l’augurio più sincero per l’anno che inizia. Complimenti e auguri ai goriziani per la designazione di Gorizia e Nova Gorica, congiuntamente, a capitale europea della cultura per il 2025. Si tratta di un segnale che rende onore a Italia e Slovenia per avere sviluppato relazioni che vanno oltre la convivenza e il rispetto reciproco ed esprimono collaborazione e prospettive di futuro comune. Mi auguro che questo messaggio sia raccolto nelle zone di confine di tante parti del mondo, anche d’ Europa, in cui vi sono scontri spesso aspri e talvolta guerre anziché la ricerca di incontro tra culture e tradizioni diverse. Vorrei infine dare atto a tutti voi – con un ringraziamento particolarmente intenso - dei sacrifici fatti in questi mesi con senso di responsabilità. E vorrei sottolineare l’importanza di mantenere le precauzioni raccomandate fintanto che la campagna vaccinale non avrà definitivamente sconfitto la pandemia. Care concittadine e cari concittadini, quello che inizia sarà il mio ultimo anno come Presidente della Repubblica. Coinciderà con il primo anno da dedicare alla ripresa della vita economica e sociale del nostro Paese. La ripartenza sarà al centro di quest’ultimo tratto del mio mandato. Sarà un anno di lavoro intenso. Abbiamo le risorse per farcela. Auguri di buon anno a tutti voi!

«Recovery, il confronto sia vero. L'autosufficienza ha prodotto immobilismo». Furlan su "Avvenire"

Gio, 31/12/2020 - 12:29
«Manca una strategia, un progetto, una visione condivisa con le forze sociali e produttive del paese. Questo è il grande limite del Governo: non aver compreso la gravità della crisi economica, non aver capito che si volta pagina solo con un patto sociale forte e con scelte condivise». Così la segretaria generale della CISL, Annamaria Furlan, in un articolo che compare sul quotidiano Avvenire del 31 dicembre, nel quale commenta la legge di bilancio e più in generale l'azione del Governo, mettendo in  guardia dai rischi che comporta una presunzione di autosufficienza del tutto improponibile di fronte alla gravità della crisi che il Paese sta vivendo.
«La concertazione non è una brutta parola,- ammonisce la Furlan - è la politica vera. Aspettiamo il Presidente del Consiglio alla prova dei fatti. Non bastano annunci e non servono promesse di confronto. Vedremo se davvero nel 2021 si vedrà un cambiamento concreto nella linea del Governo. Se ci sarà un dialogo vero e costruttivo con il sindacato. A partire dall’utilizzo delle risorse europee. Non è un auspicio, è una richiesta forte: serve una condivisione dei provvedimenti necessari a ricostruire il Paese con il massimo di unità, responsabilità e coesione sociale».
«Noi come Cisl - aggiunge la leader della CISL - siamo già pronti con un pacchetto dettagliato di proposte concrete. E siamo pronti a presentarle al Paese nei prossimi giorni. Il sindacato c’è. È in campo. E non daremo deleghe in bianco a nessuno».

Approvato dal CSPI e inviato alla Ministra dell'Istruzione un "documento di fine mandato"

Mer, 30/12/2020 - 21:50
Nella seduta del 30 dicembre 2020 il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, la cui componente designata è in scadenza il 31 dicembre, ha votato a larghissima maggioranza un “documento di fine mandato”, indirizzato alla Ministra dell’Istruzione e, per suo tramite, a tutta la comunità scolastica.
Il documento, frutto di autonoma iniziativa del Consiglio, oltre a fornire un dettagliato resoconto dell’attività svolta nel quinquennio propone “alcune riflessioni sul presente e sul futuro della scuola”. Le prime riguardano il particolare momento che il sistema scolastico sta vivendo a causa delle restrizioni che la pandemia ha imposto all’ordinario svolgimento dell’attività didattica. Nel sottolineare il grande impegno dell’intero corpo professionale, che “si è prodigato, e continua a farlo, con il massimo impegno per superare le difficoltà e per continuare ad assolvere i propri compiti”, il CSPI afferma la necessità che la ripresa delle attività in presenza sia da tutti considerata come assoluta priorità, richiamando a tal fine anche la responsabilità dei soggetti chiamati a interagire con la scuola fornendole indispensabili supporti in termini di servizio (trasporti, orari delle città, servizi sanitari), in un’ottica di programmazione degli interventi condivisa e partecipata.
Elencate puntualmente alcune misure indicate come essenziali per la ripresa delle lezioni, il CSPI auspica che la crisi determinata dall’emergenza “diventi l’occasione per attribuire effettivamente centralità e priorità alla scuola” e chiede che una parte significativa delle risorse del piano Next Generation EU sia investita nel sistema scolastico.
Al documento, come già detto, è allegato un dettagliato resoconto dell’attività svolta nel corso del mandato. Ricordiamo che la componente elettiva del Consiglio (18 membri rappresentativi delle varie figure professionali della scuola statale) è stata prorogata nelle sue funzioni di rappresentanza fino al 31 agosto 2021 dalla legge 6 giugno 2020 n. 41, anche per allineare la durata in carica dei consiglieri ai termini di inizio e fine del calendario scolastico.

Approvata la legge di bilancio per il 2021. Cisl Scuola: una legge di bilancio che non guarda lontano

Mer, 30/12/2020 - 20:23
Con la fiducia votata oggi al Senato ottiene il definitivo via libera la legge di bilancio per il 2021, al termine di una discussione blindata a causa dei tempi ristrettissimi per giungere all’approvazione evitando il ricorso all’esercizio provvisorio. Non sono poche le misure riguardanti la scuola, dalle assunzioni alla didattica innovativa, agli interventi per device e connettività, per il sistema duale, per lo svolgimento degli esami di stato, alla previsione di nuovi corsi ad indirizzo jazzistico nei licei musicali.
Alcuni emendamenti, attivamente sollecitati dalla CISL Scuola, hanno certamente migliorato il testo base. Rimane però una profonda delusione perché, al di là di tante promesse e dichiarazioni, non viene delineato un progetto di ampio respiro per la scuola italiana, come sarebbe stato auspicabile; si perde invece l’occasione per avviare a soluzione problemi strutturali del nostro sistema, resi più evidenti dall’emergenza pandemica. La legge di bilancio poteva rappresentare il concreto avvio di interventi risolutivi, che ancora una volta vengono rimandati sine die.
Manca anzitutto, nella legge di bilancio, l’investimento di risorse per riconoscere in modo adeguato, in termini economici, la professionalità del personale, sempre richiamata in tante dichiarazioni. Con le risorse finalizzate ai contratti non vi è alcun margine di recupero significativo per le retribuzioni del settore scuola, destinate dunque a rimanere tra le più basse nell’intera pubblica amministrazione. Sarebbe stato quindi indispensabile, e ci attendevamo un preciso impegno in tal senso, rifinanziare adeguatamente il fondo per la valorizzazione dei docenti già previsto nella legge di bilancio per il 2017, a sostegno allora di un imminente rinnovo del contratto, per il quale si rendevano disponibili risorse specificamente destinate al settore scuola. Davvero modesto, poi, lo stanziamento operato sul Fondo per l’ampliamento dell’Offerta formativa (legge 440/97), svuotato da anni di tagli. Addirittura paradossale è la riduzione dell’impegno di spesa per gli esami di Stato, 9 milioni in meno di quanto stanziato con le misure di emergenza per l’anno precedente. Per i dirigenti scolastici, lo stanziamento di circa 25 milioni di euro serve unicamente ad evitare che addirittura debbano restituire la retribuzione percepita nel 2019/2020 sulla base dei contratti regionali del 2016/2017. Se da un lato lo stanziamento testimonia in tutta evidenza il taglio sulle retribuzioni operato dal MEF e dalla mancata compensazione dell’aumentato numero dei dirigenti scolastici in servizio, dall’altro non risolve il problema per gli anni successivi, aggravato anche dal fatto che le reggenze saranno retribuite con i fondi destinati alla retribuzione di posizione parte variabile.
Fra le altre misure, alcune sono state inserite con riferimento al solo 2021/2022, come nel caso del limite minimo di 500 alunni (300 nelle piccole isole o nei comuni montani o nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche) per mantenere l’autonomia. Ci chiediamo che senso abbia ipotizzare interventi sulla rete scolastica di efficacia temporale così limitata.
Un giudizio positivo riguarda altri interventi, a partire dai 1.000 posti per il potenziamento dell’offerta formativa nella scuola dell’infanzia e dalla proroga fino al 30 giugno 2021 dei contratti del personale assistente tecnico (1.000 unità) assegnato alle scuole del primo ciclo, soprattutto perché per quei posti viene anche previsto un incremento stabile dell’organico. Confermato inoltre l’incremento degli organici di sostegno per 25.000 posti complessivi nel prossimo triennio (5.000 posti nell’a.s. 2021/2022, 11.000 nel 2022/2023 e 9000 nel 2023/24). A ciò si accompagna la previsione di nuove procedure per l’accesso al ruolo dei docenti su posti di sostegno, ma si tratta dell’ennesimo concorso e non, come sarebbe più opportuno ed efficace, di una procedura per titoli che valorizzi il possesso della specializzazione, conseguita in esito a un percorso altamente selettivo. Previste inoltre attività formative obbligatorie per il personale non in possesso del titolo di specializzazione (25 ore), tema che deve comunque essere ricondotto per sua natura nell’ambito delle relazioni sindacali; non accolta la richiesta della CISL Scuola, che aveva sollecitato l’attivazione di un maggior numero di percorsi di specializzazione da parte delle Università.
Opportune anche le misure riguardanti la stabilizzazione nel profilo di collaboratore scolastico del personale delle imprese di pulizia, ma senza la previsione di posti aggiuntivi ciò avverrà tagliando altrettante opportunità di lavoro per i precari storici inseriti nelle graduatorie per titoli (24 mesi) del personale ATA.
Sul piano degli interventi strutturali, appare insufficiente rispetto al fabbisogno l’incremento nel prossimo triennio delle risorse stanziate per l’edilizia scolastica, anche se accompagnata dallo stanziamento di 40 milioni di euro da parte dell’Inail, nello stesso triennio, per la costruzione di scuole innovative in comuni con popolazione inferiore a 5000 abitanti nelle regioni del Sud e nelle Isole. Piuttosto esigue anche le risorse per il contrasto alla povertà educativa (2 milioni di euro per il 2021), sebbene fosse stata da più parti invocata una decisa e specifica azione strutturale in questa direzione.
In definitiva, quella approvata dalle Camere è una legge di bilancio che, pur accogliendo qualcuna delle osservazioni e sollecitazioni formulate in diverse sedi di confronto, manca di un respiro strategico in proiezione pluriennale, tale da consentire un efficace raccordo con la programmazione degli interventi del piano Next Generation EU, e non soddisfa pertanto le attese di un deciso cambio di rotta in direzione di una forte politica di investimento in istruzione e formazione. Roma, 30 dicembre 2020

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In allegato una scheda di lettura predisposta dall'Ufficio Sindacale - Legale della CISL Scuola

ESTERO NEWS 23/2020 - Revisione contingenti all'estero per il 2021/22

Mer, 30/12/2020 - 12:29
Il Ministero degli Affari Esteri, in vista della revisione del contingente del personale in servizio all'estero per l’anno scolastico 2021/2022, ha inviato alle Ambasciate la richiesta di far pervenire le proposte complessivamente riguardanti ciascun Paese di accreditamento. Come è noto, il contingente comprende i posti presso le scuole statali, paritarie, straniere ed internazionali, i lettorati, le iniziative per la lingua e la cultura italiana all’estero ex art. 10 del D.lgs 64 del 2017, gli uffici scolastici di Ambasciate e Consolati.
Nella comunicazione, dopo aver accennato alla possibilità di modifiche all’attuale distribuzione dei contingenti, il Ministero ricorda che per le attività didattiche e i corsi extra-curricolari che coinvolgono più scuole è possibile l’impiego anche di docenti della secondaria di secondo grado. Le proposte delle Ambasciate, corredate da tutta la documentazione trasmessa dagli Uffici consolari dipendenti, dovranno pervenire entro il 15 gennaio 2021.

Didattica a distanza e ripartenza: le sfide della scuola nel 2021. Maddalena Gissi su "In Terris"

Mer, 30/12/2020 - 09:49
Non potrà mai essere "la scuola del futuro", alternativa a quella fondata su una relazione diretta e in presenza che resta fondamentale e insostituibile, "connaturata all’idea di scuola come comunità fatta di rapporti immediati e diretti, tra docenti e alunni ma anche degli alunni fra di loro, indispensabili per l’efficacia della relazione educativa, dei processi di apprendimento e più in generale di maturazione e di crescita". E tuttavia l'utilizzo degli strumenti e dei canali della comunicazione in rete dovrà necessariamente far parte del futuro della scuola, "non solo come modello sostitutivo cui fare ricorso in emergenza, ma come crescita delle competenze riguardanti strumenti, canali e linguaggi legati ad ambiti rispetto ai quali la scuola non può rimanere indifferente o peggio ancora estranea, mentre cresce ogni giorno di più la loro frequentazione da parte delle giovani generazioni, quelle cui si rivolge primariamente l’azione degli insegnanti". Questi alcuni passaggi dell'articolo di Maddalena Gissi, segretaria generale CISL Scuola, che compare oggi sul quotidiano on-line In Terris, nel quale ripercorre le tappe di un anno che ha costretto tutti, e anche la scuola, a misurarsi con eventi di portata imprevista e imprevedibile. Problemi e criticità che permangono anche in questa fase, nella quale l'attenzione si concentra sulla ripresa delle attività in presenza per gli alunni della secondaria di secondo grado, mentre diventa sempre più necessario guardare a un dopo pandemia che non potrà e non dovrà essere un semplice ritorno alla situazione precedente.

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